Sicurezza
Morto Salvatore Mannuzzu scrittore e magistrato
SASSARI. È morto su un letto d’ospedale, Salvatore Mannuzzu, sorpreso da un malore che, a 89 anni, non aveva calcolato. Lui che con il romanzo del 2013 “Snuff, o l’arte di morire” aveva sezionato, analizzato e descritto la morte come sentimento umano, come paura, come incubo, come traguardo necessario e inevitabile di un’esistenza. Mannuzzu è morto nella sua Sassari che lo aveva visto prima magistrato, poi deputato e sempre scrittore, esempio per generazioni di nuovi letterati sardi, e non solo.
Nato in Toscana, a Pitigliano, il 7 marzo del 1930, Salvatore Mannuzzu ha sempre vissuto a Sassari. La carriera da magistrato lo ha impegnato dal 1955 al 1976, quando viene eletto alla Camera dei deputati, dove entra come indipendente nelle liste del Pci e ci resta per tre legislature consecutive, fino al 1987.
Mannuzzu è stato un autentico punto di riferimento del panorama letterario sardo e nazionale. È col romanzo “Procedura” del 1988 che lo scrittore diventa noto al grande pubblico: vince il premio Viareggio per la narrativa nel 1989 e, sempre nello stesso anno, è insignito anche del premio letterario Giuseppe Dessì. Nel 1993 conquista un altro importante riconoscimento, il premio Grinzane Cavour per la narrativa italiana.
Corposa la sua produzione letteraria, che vede, fra gli altri, i romanzi “Un morso di formica” (1989); “Le ceneri del Montiferro” (1994); “Il terzo suono” (1995); “Il catalogo” (2000). Oltre a diversi racconti e saggi di politica. Nel 1992 ha ottenuto il terzo posto al Premio Strega con “La figlia perduta”. —
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