Il Tirreno

Shangai come le Hawaii, un palco tra i palazzi: in 800 per Bobo Rondelli a “Scenari di Quartiere”

Maria Teresa Giannoni
Shangai come le Hawaii, un palco tra i palazzi: in 800 per Bobo Rondelli a “Scenari di Quartiere”

Livorno, l’artista inaugura il Festival che andrà avanti fino al 22 settembre  Due ore di show tra canzoni el a lettura di brani della sua biografia 

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LIVORNO. Per una sera da Shangai, in mezzo alle cose di operai, si sono viste per davvero le Hawaii. Perché Bobo Rondelli canta, scherza, provoca e trasforma uno spiazzo anonimo in via Turati, alle spalle del campo sportivo, in una piazza-teatro capace di ospitare quasi ottocento persone. L’avvio del festival Scenari di Quartiere sabato sera è stato così: tanta gente arrivata da tutta Livorno e da fuori, ma anche tantissima del quartiere, c’era chi si affacciava alle finestre dei palazzi, poi si ritraeva quando Bobo salutava dal palco.

Serata magica con Rondelli che si presentava con le sue canzoni e la sua abituale ironia, ma anche in una nuova veste: quella dello scrittore. Uscita quest’estate con Mondadori la sua autobiografia “Cos’hai da guardare” ha avuto critiche entusiaste sui grandi giornali e ha consacrato definitivamente Bobo come artista a tutto tondo. E lui ha passato la serata a leggere brani del suo libro, che altro non è che il racconto della sua vita, e ad abbinare delle canzoni affiancato da Steve Lunardi al violino e da Claudio Laucci alle tastiere.

Lo ha fatto con grande pudore che neppure la più feroce autoironia è riuscita a spegnere (“Cosa ci faccio qui, io sono del Pontino… Lui lì, non sa nemmeno leggere e ha scritto un libro” ). E tra qualche nota dal sapore balcanico del violino e il tappeto sonoro delle tastiere, Bobo ha mostrato ancora una volta i suoi talenti: la poesia dei suoi testi, la bella voce da cantautore di razza. Una serata in cui dalle pagine del libro si materializzava l’Italia del dopoguerra, l’incontro dei genitori alla balera, il matrimonio, la fuga da Castagneto Carducci all’Emilia, la lambretta, la storia dolorosa della madre molestata dal padrone nei campi. La madre, gli amici sono i pilastri della vita di Rondelli, tra notti brave e nostalgia di qualcosa che non c’è.

E tra gli amici c’è Steve Lunardi a cui dedica un omaggio: «Le note del suo violino – dice – non lo hanno portato tanto lontano ma l’hanno portato a me» . Tra le canzoni “Dolce anima”, “Nara”. Nel pubblico c’era chi le cantava insieme a lui e quando è toccato a “Bella Livorno” qualcuno diceva: “Quando sento questa canzone mi viene il groppo alla gola” . Bobo livornese, da tempo oramai è molto di più: apprezzato universalmente per la verità delle sue canzoni, ultimo poeta maledetto ma anche sornione e sorridente. E proprio per questo non dimentica mai da dove viene e ad un certo punto vuole sul palco Maurizio Midili che tante volte lo ha chiamato per suonare con i ragazzi di Shangai. Midili ringrazia Bobo ma anche l’intero festival che per una sera ha acceso le luci su un quartiere troppo spesso abbandonato.

«“Una rassegna – ha detto Midili – che si è trasformata in un prototipo a livello nazionale». E così è infatti. L’edizione 2019 si Scenari di Quartiere è appena decollata nel migliore dei modi suscitando emozioni e curiosità. Ci aspettano altri due fine settimana con tanti protagonisti che hanno tante altre storie da raccontare, ma questa prima serata è stata davvero toccante.

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