Il Tirreno

“Joker” miglior film di Venezia A sorpresa premiato Polanski

Anna Sandri
“Joker” miglior film di Venezia A sorpresa premiato Polanski

Leone d’oro alla pellicola di Todd Phillips. “J’accuse” vince per la regia Coppa Volpi per l’italiano Marinelli e la Ascaride. Premio speciale a Maresco

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È un Leone da Oscar quello che ruggisce nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia: ha la firma di Todd Phillips, il volto folle di Joaquin Phoenix e si chiama “Joker”. La giuria presieduta da Lucrecia Martel, la presidente che dieci giorni fa esordì attaccando Polanski, premia un film che ha conquistato la critica e che si prepara a conquistare anche i botteghini; ma, a sorpresa, viste le premesse, premia proprio anche lo stesso Roman Polanski, migliore regia con il suo “J’accuse”. È gelida la moglie del regista (e protagonista del film) Emmanuelle Seigner, quando va per conto del marito a ritirare il Leone d’argento. L’Italia, che aveva in concorso tre film, porta a casa due premi: il Premio speciale della Giuria a Franco Maresco (anche lui assente) per “La mafia non è più quella di una volta”, e Luca Marinelli, interprete di “Martin Eden” di Pietro Marcello, Coppa Volpi come miglior attore.

Ed è profondamente personale, ma anche fortemente politico, il discorso dell’attore, che sembra sul punto di piangere e ringrazia tutti, ma proprio tutti, gli amici, la moglie, i figli. Ma soprattutto, ringrazia Jack London e la storia del marinaio Martin Eden: «Dedico questo premio a tutte le persone splendide che salvano la gente in mare e che ci evitano di fare una figura pessima con noi stessi e con il mondo».

E sono lacrime vere invece quelle che piange Ariane Ascaride, Coppa Volpi femminile per “Gloria Mundi” di Guédiguian. Racconta dei suoi genitori migranti, del suo essere francese; della ricchezza che viene dall’appartenere «non a una, ma due, a tre culture». E anche lei ha una dedica speciale, per il suo premio: sì, lo dedica «a tutti coloro che dormono per l’eternità nel fondo del Mediterraneo». Contro le censure parla la brasiliana Barbara Paz, che vince per il miglior documentario sul cinema. Alberto Barbera, direttore della Mostra, ha portato a Venezia 76 il cinema del mondo, e il mondo è questo: racconto e denuncia, anche con forza.

È una cerimonia anche di assenze: non c’è Polanski, non c’è Maresco; non c’è nemmeno Roy Andersson che due anni dopo il Leone d’oro con il suo piccione che seduto su un ramo meditava sull’esistenza, conquista la Miglior regia per “About Endlessness”. A bloccarlo è un problema di salute, un intervento all’anca per cui anche alla presentazione del film lo si era visto in carrozzina.

Venezia 76 premia anche Yonfan per il film di animazione “No. 7 Cherry Lane” e individua in Toby Wallace, il giovane interprete di “Bebyteeth” di Shannon Murphy, la promessa per il futuro a cui assegnare il Premio Mastroianni.

La mostra, che si è aperta il 28 agosto alla presenza del ministro Alberto Bonisoli, si chiude il 7 settembre alla presenza del ministro Dario Franceschini: fuori dal perimetro del Lido, in questi giorni è successo di tutto.

Si chiude la Mostra per Alessandra Mastronardi, madrina impeccabile; e per il presidente della Biennale Paolo Baratta si chiude anche un ciclo: a dicembre il suo mandato scade, quattro anno fa fu proprio Franceschini a rinnovarlo modificando lo statuto. —



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