Sicurezza
“It 2” tira fuori il massimo da King e Skarsgård-Pennywise è ok
Boom in sala: il secondo capitolo della saga horror non delude le attese Il regista Muschietti supera la prova, nel cast spicca l’ottimo Bill Hader
RECENSIONE
«Giuriamo che se It non è morto, e se mai dovesse tornare, torneremo anche noi». L’avevano giurato, i ragazzini del club dei perdenti. Bill, Beverly, Ben, Richie, Eddie, Stan e Mike. L’avevano giurato con il sangue. Un taglio sulla mano per suggellare una promessa nata dall’orrore e dall’amicizia, in un tempo lontano che adesso hanno dimenticato. C’è però Mike, l’unico rimasto a Derry, a ricordare loro il giuramento. E a farli tornare. Derry, posto sbagliato, nel quale It ogni 27 anni torna a nutrirsi dei corpi e delle anime dei suoi abitanti. Bambini, soprattutto. Fedele, per quanto possibile, al romanzo di King, Andy Muschietti, già regista del primo capitolo, realizza la seconda parte di “It” portando a termine il viaggio dei ragazzini diventati adulti, e di una battaglia grande come il mondo e spaventosa come solo un pagliaccio ballerino e demoniaco potrebbe esserlo. Il risultato è un film di quasi 3 ore, discreto e piacevole, anche se imperfetto.
Che “It” il romanzo fosse impossibile da tradurre sullo schermo, però, l’abbiamo detto più volte. È un fatto assodato e limpido come vetro. Il primo ad averlo portato al cinema fu negli anni novanta Tommy Lee Wallace con la miniserie di medio-bassa qualità, impreziosita soltanto dall’interpretazione memorabile di Tim Curry. Ecco, Muschietti, oltre alle difficoltà di adeguare al linguaggio cinematografico l’opera di King, ha dovuto superare lo scetticismo di fronte a un nuovo Pennywise. La scommessa, in questo, può dirsi vinta. Curry resterà nella storia, ma Bill Skarsgård ha saputo infondere, e confermare nel secondo capitolo, un proprio inquietante riflesso all’entità malefica di Derry. Bene anche gli attori ma a strappare l’applauso è Bill Hader nei panni sconclusionati e terribilmente verosimili di Richie, comico (anche) triste, sorta di Arlecchino circense, vero alter ego del clown ballerino di Derry. Nonostante le critiche che gli preferiscono il primo It, il secondo capitolo di Muschietti è entrato in sala col botto. In definitiva l’opera, compresa di entrambi i capitoli, firmata da Muschietti supera nettamente la prova. La battaglia finale con It? È forse la sequenza più pericolosa di tutto il cinema. Si rischia il ridicolo, ampiamente raggiunto dalla miniserie anni ‘90. Muschietti decide di affidarsi a ottimi effetti speciali e a un finale più metaforico. Era meglio, comunque, il primo capitolo? Sicuro. Anche la prima parte del libro è migliore della seconda. —
Francesca Lenzi
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