Il Tirreno

Gabriele Baldocci “The show must go on”, il pianista livornese ha stregato i Queen

Simone Fulciniti
Gabriele Baldocci “The show must go on”, il pianista livornese ha stregato i Queen

Livorno, il nuovo album “Sheer piano attack” condiviso sulla pagina ufficiale della band e ad ottobre una serie di concerti: "Incredibile quello che sto vivendo"

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LIVORNO. Il suo nuovo album “Sheer piano attack” è talmente potente da essersi meritato una condivisione sulla pagina ufficiale dei Queen. Stiamo parlando di Gabriele Baldocci, musicista formidabile, che, partito da Livorno, sta costruendosi a Londra una carriera di grande prestigio. Il suo progetto sui Queen, superbo quanto rischioso, gli ha consentito di superare ostacoli considerati insormontabili, e di ottenere l’appoggio di Brian May e del più folto fan club internazionale dedicato allo storico gruppo.

«È una sensazione incredibile quella che sto vivendo – racconta Baldocci –, quasi surreale, in funzione del fatto che da piccolo vivevo nel mito di Freddie Mercury. Adesso, essere nella cerchia dei Queen, è come aver coronato tutte le aspirazioni più profonde dell’infanzia. A dimostrazione che, lavorando sulla qualità, anche iniziando dal nulla, i risultati possono arrivare». Un avvio complicato, che ha reso il successo più dolce. «Ho cominciato a suonare – prosegue – perché trovai un pianoforte in casa. Mio padre, nonostante fosse un semplice operaio, lo aveva comprato; e così mi abituai alla bellezza della musica. Per tanti anni ho sognato di diventare un bravo pianista, e con un’immensa applicazione, ci sono riuscito». Quindi, una volta giunto al punto di non dover dimostrare più niente a nessuno nel campo della classica, Baldocci ha deciso di intraprendere una strada ben precisa: abbattere qualsivoglia barriera. Un’impresa coraggiosa.

«Io ne ho dovute superare parecchie: provengo da un ceto sociale che nulla aveva a che vedere con quello che facevo, studi per famiglie benestanti». E poi, la sfida al sistema: il superamento dei generi. «Vincere quella riluttanza che i non classici provano nel confronto dei classici e viceversa». Una grande intuizione, che ha portato al classico colpo di genio. «L’idea dell’album, è nata in un periodo in cui suonavo trascrizioni di Franz Listz per pianoforte, dove il maestro ungherese rivisitava i brani di Wagner e le sinfonie di Beethoven. E mi son fatto una domanda precisa: cosa sarebbe successo se Listz, come contemporanei, avesse avuto i Queen? Su questa base ho realizzato trascrizioni in chiave classica, dei loro brani più famosi. Sottolineo che non sono arrangiamenti, ma un lavoro super partes, che trascende i generi in modo sano».

L’arrivo a Londra partendo dalla provincia, ha rappresentato la svolta decisiva. «Essere livornesi significa avere nel sangue secoli di apertura mentale, tolleranza, convivere con popolazioni diverse». Una moglie spagnola, un bambino che parla tre lingue. «Quando era incinta abbiamo deciso di dare una svolta alla nostra vita, volando all’estero». Un lavoro sicuro al conservatorio, abbandonato con coraggio, spirito di esplorazione, curiosità. «Abbiamo accettato l’offerta del Trinity college, e non ci siamo mai pentiti di questa decisione». Operare in Inghilterra ha significato tantissimo: crescita personale, e nuove importanti opportunità.

Il 13 ottobre Baldocci debutterà con i pezzi dell’album, nel Buckinghamshire, una piazza ricca di affascinanti memorie. «Sarò a Milton Kenyes – conclude il pianista –, dove attualmente risiedo, e dove nel 1982 i Queen si esibirono in un indimenticato concerto. Con me ci saranno la soprano labronica Barbara Luccini, la vocalist Serena Rose Zerri, e Peter Straker, cantante e migliore amico di Freddie Mercury. Si è aperto un canale; voglio giocarmi tutte le carte per bene. Spero che sia soltanto il primo passo».

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di Redazione web