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VENEZIA: IL FESTIVAL DEL CINEMA 

Più nuda che cruda Ferragni, dietro ai like niente: in “Unposted” sfila soltanto la vacuità

Manuela Pivato
Più nuda che cruda Ferragni, dietro ai like niente: in “Unposted” sfila soltanto la vacuità

Tra abiti, piercing e denaro, delude il documentario sulla blogger Trionfano i social e i follower, ma non ci sono libri né pentimenti  

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La ragazza di Cremona che si fece blogger e la blogger che si volle attrice recitando l’unica parte che conosce, e cioè se stessa, mostra al mondo quanto il passaggio dal device al grande schermo possa essere deludente.

A dispetto del titolo, il documentario “Chiara Ferragni – Unposted” di Elisa Amoruso, prodotto da Memo Films e Rai Cinema, e che è stato presentato ieri in prima mondiale alla Mostra del Cinema per la sezione Sconfini, è un gigantesco, colossale post, che dura la bellezza di ottantacinque minuti.

Il film, che prometteva di svelare i segreti di Chiara e del suo successo, in realtà non ne illumina realmente nessuno.

In “Unposted” (che arriverà nelle sale il 17, 18 e 19 settembre) tra cambi d’abiti favolosi, e moralmente ingiusti, la cinepresa segue Chiara strappata alla Fashion Week di Milano per catapultarla a quella di New York, o mentre falca la Quinta Strada e si domanda se i suoi diciassette millioni di follower su Instagram apprezzeranno un altro piercing.

Nell’incapacità di immaginare che il mondo non respiri solo per sapere come si veste, c’è la sua grandezza e il suo limite, la ragione di un giro d’affari da quaranta milioni di dollari, con ottanta dipendenti, le copertine su Vogue, l’attenzione della Harvard Business School, la pubblicità e, insieme, la presunzione che tutto questo sia meritevole di una celebrazione più duratura di un video.

Accolto in maniera assai fredda alla proiezione riservata alla stampa, il film è passato dal virtuale al reale con il red carpet che si è celebrato ieri sera.

In un lungo abito blu con reggiseno color carne a vista, Chiara ha potuto contare i suoi fan.

Ragazzine di dodici-quindici anni, che hanno beneficiato di qualche selfie, mentre Fedez, il marito-rapper di successo l’aspettava davanti all’ingresso. Il mondo della moda, memore di ben altri tappeti rossi, a parte la stilista di Dior Maria Grazia Chiuri, ha disertato in massa l’avvenimento.

Eppure, alla conferenza stampa andata in scena al mattino, l’imprenditrice trentaduenne aveva ribadito di essere «più di un selfie», nonostante il documentario metta insieme solo un’interminabile sequela di autoscatti a partire da quelli del primo fidanzato, Riccardo Pozzoli, che lei accusa di aver tentato di vendere le sue quote di società mentre stava per partorire.

Più interessante è ciò che in Unposted non si vede. Non si vedono assolutamente i libri, nella vita rutilante della blogger, tranne uno – quello di Paris Hilton – non s’intravedono pentimenti, nemmeno sulla decisione di dare in pasto ai social network il figlio Leone che a un anno e mezzo ha già la bellezza di 87mila follower gestiti dall’occhiuta madre; non ci sono pianti, ma solo lacrime di gioia che incespicano nella cipria di Dior; non c’è mistero, segreto, pudore, nemmeno in bagno, nemmeno a letto con Fedez che nel film finge di prenderla un po’ in giro, ma poi corre a metterle un altro like.

OGGI SAVIANO

Concorso Venezia 76 porta oggi al Lido due film: A herdade di Tiago Guedes e Gloria Mundi di Robert Guediguian. Nelle proiezioni speciali, i primi due episodi di ZeroZeroZero, la serie originale Sky Studios diretta da Stefano Sollima e tratta dal libro di Roberto Saviano.

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