Il Tirreno

Il bilancio di metà Festival degli organizzatori 

Barbera: «Boom di giovani Al Lido il popolo di Netflix anticipa il cambiamento»

Manuela Pivato

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I NUMERI



È il pubblico rinato «delle biciclette e degli zainetti», quello che dorme in tenda, o anche per strada, che al terzo giorno ha già le occhiaie perché non perde un film. È la nuova linfa della Mostra del cinema, che, come insegna Meryl Streep, sa conciliare lo streaming e il grande schermo, ingrossando le fila dei 105 mila ingressi (di cui 60% accreditati e 40% tra biglietti e abbonamenti) registrati nella prima settimana di festival, con un aumento dell’11% rispetto all’anno scorso e del 22% rispetto a due anni fa. «I giovani vanno meno nelle sale, ma vedono moltissimi film sullo smartphone o sul pc – spiega il direttore Alberto Barbera alla conferenza stampa di metà rassegna, insieme al presidente della Biennale Paolo Baratta – non vedo come si possa contrastare o tentare di opporsi a questa tendenza».

Non è un caso, dunque, se gli abbonamenti universitari sono passati da 500 a 1.600 nell’arco di un triennio e che chi fa la fila fuori dalla Sala Grande, dal cubo rosso – «la svolta della Mostra del cinema» come dice Baratta – o davanti al red carpet spesso sono studenti arrivati da ogni parte d’Italia.

E sempre a proposito delle piattaforme quali Netflix o Amazon, ancora indigeribili da una parte di cinefili e da Cannes, Barbera sottolinea come nel giro di breve tempo «cambierà tutto». «Tra un anno la differenza tra film prodotti per le sale e film per lo streaming sarà archeologia del cinema. Saranno le piattaforme, che investono miliardi di dollari, a contendersi i registi migliori».

La parità di genere per gli accreditati (equamente divisi tra uomini e donne) non trova altrettanto equilibrio nel numero delle registe presenti, dando fiato a una polemica ormai avvitata su stessa. «Giudico i film in base alla loro qualità e non al genere di chi li fa – replica Barbera – l’ideale sarebbe vedere senza i titoli di coda per scoprire solo alla fine chi l’ha fatto».

Alla sua ultima Mostra del cinema (il mandato scade a dicembre), il presidente Baratta: «Non rimpiango la mancata costruzione del nuovo Palazzo del cinema – dice Baratta – . Forse un’altra sala da 400-500 posti servirebbe ma il messaggio che lasciamo è calma, non esageriamo. Con il cinema basta aprire un rubinetto e sei subito inondato». —





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