Il Tirreno

IL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA 

Pillole di zucchero e di trasgressione C’è Julie Andrews e il Lido s’inchina

Manuela Pivato
Pillole di zucchero e di trasgressione C’è Julie Andrews e il Lido s’inchina

Venezia acclama il fascino e il carisma dell’immortale Mary Poppins L’attrice ritira il premio alla carriera in lacrime: «Il cinema ci unisce»

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Soffia il vento di fine estate sul tappeto rosso del Lido, pronto ad accogliere l’attrice che fu Mary Poppins e Victor Victoria, zucchero e trasgressione, e per questo amata con identico slancio dalle famiglie e dalle comunità gay. Il tempo ha avuto la mano gentile con Julie Andrews, 83 anni, un Oscar, cinque Golden Globe, quattro album di platino e una voce prodigiosa di 4 ottave, sbarcata al festival con la figlia e la nipote per ricevere il Leone d’oro alla Carriera. Tailleur pantalone in shantung azzurro, scarpe basse, capelli corti, l’attrice fatica a tenere a bada l’emozione quando la Sala Grande si alza in piedi per renderle omaggio. «È un tale piacere essere qui e ricevere il Leone d’Oro che è anche il simbolo di questa città che io adoro. E soprattutto è importante che tale premio mi venga consegnato dal più importante Festival del Cinema nel mondo oggi – dice Julie Andrews, dopo aver regalato al pubblico un paio di gorgheggi, in ricordo di quando bambina intonava arie in italiano – Guardando i film in concorso quest’anno, mi rendo conto ancora una volta del potere che hanno nel riuscire a unire noi tutti». L’amore del pubblico per l’attrice ha tante forme: è il battimani corale sulle canzoni di Mary Poppins, nel montaggio di alcuni dei suoi film più importanti che passa in Sala Grande; è la standing ovation di dieci minuti che l’accoglie; sono i ragazzi di una scuola di Scampia, da giorni al Lido con le loro insegnanti, la maglietta con il suo volto stampato e un quadretto da regalarle. È Giovanna, 16 anni, venuta da Udine per dirle con un cartello «you are my Sound of Music»; e sono anche Martina e Andrea, arrivati e da Pordenone e da Bolzano, che cercano in tutti modi di consegnarle una pianta di margherite viola, «le stesse che le regalò una fioraia dopo il suo primo spettacolo, ancora bimba, con la madre». L’ufficialità è nella appassionata laudatio di Luca Guadagnino, che presenta l’attrice col presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore Alberto Barbera; il regista ricorda l’altra metà della tata che tutti i bambini avrebbero voluto, e cioè «l’artista sovversiva, che ha saputo ridefinire costantemente la propria immagine nella sua carriera. Ragionando sul suo tempo, su chi è e cosa rappresenta, Julie Andrews ha giocato con le aspettative, senza mai farsi trovare due volte nello stesso posto». Sul palco, lei bacia e ribacia il Leone. «Ancora mi meraviglio, sono stata una ragazza fortunata che ha potuto recitare ruoli bellissimi». —

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