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In barca con dodici sconosciuti: la vacanza sul mar Tirreno
Un viaggio alternativo nell'Arcipelago, acqua razionata e rifiuti quasi zero per vivere l'esperienza più autentica
La pancia larga 5 metri, la lunghezza 19 metri. Un albero con boma e randa e un fiocco a prua per fare di dodici persone l’equipaggio della San Marco, barca a vela, anche se sostenuta da due motori per la navigazione, protagonista di una vacanza non proprio usuale.
Dodici persone più comandante e vice, turisti se vogliamo casuali, gente che non si è mai incontrata prima di quest’esperienza vissuta sulla rotta da Cala dei Medici, fra Castiglioncello e Rosignano, verso l’isola di Capraia, Capo Corso, desert d’Agriates e Saint Florent, costa occidentale di una Corsica sempre affascinante nella sua parte più naturale.
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E poi il rientro sulla costa livornese dopo sei giorni di navigazione alla scoperta di un altro modo di vivere il mare. Il viaggio comincia con un briefing di tutti i partecipanti insieme al comandante della San Marco, Simone Cai, 55enne abbronzatissimo senza un chilo di troppo, istruttore sub da anni e appassionato conoscitore del mare, e soprattutto del Tirreno. Prima regola: usare l’essenziale. Oggetti, acqua, energia: tutto ridotto al minimo. In mare non si butta niente, al massimo si scuote la tovaglia dalle briciole di pane. La plastica, indesiderata a bordo, è quella dei bicchieri sui quali è scritto il nome di ogni componente dell’equipaggio. Il bicchiere si riusa e si lava il meno possibile.
Le cabine sono quattro, una matrimoniale, una del comandante (la più comoda) e altre due, in cui, nessuno escluso, è parte del viaggio. Quattordici persone che prima non si sono mai conosciute, per sei giorni condividono tutto, gli spazi stretti, la cucina essenziale, i bagni minuscoli e che non sempre funzionano perfettamente. Ma il viaggio, come una sorta di corso di resistenza, è anche questo: adattamento, flessibilità e collaborazione.
Davanti c’è lo spettacolo del Tirreno, il viaggio verso il “santuario dei cetacei”, la Capraia e la parte alta della Corsica. Ridotto al minimo l’impatto con l’ambiente: le stoviglie e le poche pentole vengono prima pulite con la carta e poi lavate con l’acqua di mare e un detergente bio non inquinante. Non c’è scelta, o così, o scendi. A bordo si fa la raccolta differenziata dei rifiuti con degli appositi contenitori; il problema principale, per tutti questi giorni, è differenziare l’organico. Qualcuno dorme in cuccetta, qualcun altro sul ponte a poppa per sei notti.
La velocità di crociera è di sei nodi, a Capo Corso si avvista una coppia di delfini, mentre scende il sole. La barca passa a largo della Giraglia, per arrivare poi sulle spiagge del deserto d’Agriates, la zona a nord ovest della Corsica così chiamata per la sua forte salinità e per la depressione del terreno. I bagni in mare non sempre sono compensanti da fresche docce; dalla partenza, in barca ci sono 4 metri cubi di acqua che per quattordici persone su sei giorni sono 47 litri di acqua dolce a persona al giorno (a casa con una sola doccia se ne consumano anche 80). L’acqua deve bastare.
La cambusa è stata fatta alla partenza, e da mangiare non manca. Maria, un’insegnante siciliana trapiantata ad Aosta è la padrona della cucina. A Saint Florent, nella baia, una corrente fortissima farà ondeggiare la barca per tutta una notte come se fosse un catino che si risciacqua. Al rientro si ripassa da Capo Corso, fermata in rada con bagni a Centuri, famoso per le sue aragoste, con un mare pieno di orate, poi di nuovo la Capraia per una notte e infine, nei giorni dopo, la vista del faro di Vada. «Il Tirreno si sta ripopolando in questi anni di molte specie ittiche – dice il comandante Simone Cai – l’emergenza maggiore non sembrano i rifiuti in mare, ma l’innalzamento della temperatura dell’acqua. Fra giugno e luglio, nel canale dell’Elba abbiamo avvistato balene e balenotteri. Il Tirreno si sta tropicalizzando. Verso l’Elba abbiamo visto pesci che non sono certo dei nostri mari. Il clima sta cambiando».
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