Il Tirreno

LA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 

Folle, perfido ma anche luminoso I tormenti di Phoenix alias “Joker”

Manuela Pivato
Folle, perfido ma anche luminoso I tormenti di Phoenix alias “Joker”

L’attore protagonista del film di Todd Phillips con i fan 15 minuti sul red carpet «Il mio clown è un personaggio difficile da definire. In lui però c’è anche gioia»

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Ognuno di noi ha un animo folle, triste come un clown alla Pierrot, perverso come un joker dallo sguardo maligno. Una dicotomia che implode in Arthur Fleck, protagonista del miglior film in concorso di questa prima parte di Mostra, Joker di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix. Il suo ruolo è quello di un uomo con un profondo disagio, una risata irrefrenabile, clown di giorno, comico da cabaret la sera, sempre deriso in una Gotham City dove Bruce Wayne, lungi dall’essere il magnate buono di Batman, incarna il lato peggiore del tycoon senza cuore.

Todd Phillips, una carriera di sceneggiatore, regista e produttore, si concentra sugli anni ‘70, lavorando sui dialoghi con riferimenti cinematografici, ma operando una profonda riscrittura del ruolo e dell’ambiente. E la crudeltà giova a Joaquin Phoenix, che sbarca al Lido col personaggio più turpe del festival, il pagliaccio più schizzato di sempre e un’interpretazione straordinaria per cui, oltre a una possibile Coppa Volpi, si parla già di Oscar. Ha perso 15 chili e messo la pallina rossa sul naso per raccontare le variabili della cattiveria. L’attore ritorna per la terza volta nell’isola col ghigno raggelante del protagonista di Joker, interpretato anche da Robert De Niro (assente) e Zazie Beetz, e presentato in Concorso.

Dieci minuti di selfie e autografi per l’attore, in passerella con gli occhiali scuri, normalmente a proprio agio in situazioni diverse, preferibilmente con un copione in mano, come ha fatto durante i sei mesi di preparazione di Joker quando, oltre a dimagrire, ha dovuto imparare a ridere come fanno i matti, di petto, di gola, con la testa buttata all’indietro, in uno sghignazzo che grida disperazione. «Tutti abbiamo un’idea della risata di Joker che in realtà è un urlo di dolore – racconta l’attore – ho anche immaginato che avrei dovuto trovare qualcuno che la facesse al mio posto perché non volevo essere ridicolo. Abbiamo fatto molte prove per trovare la modulazione migliore e alla fine ne abbiamo selezionate 4. È stato un lavoro lungo. Non avevo mai avuto un personaggio simile e ne sono rimasto attratto proprio perché è molto difficile da definire, anzi, non abbiamo nemmeno voluto definirlo per lasciargli un’aura di mistero. Mi piaceva anche la luce di Arthur, la sua ricerca di gioia e non solo il suo tormento». Il nuovo Joker spiega il regista «è una persona che sta cercando un’identità. Non aveva l’obiettivo di bruciare il mondo ma di far ridere. Poi ha preso le decisioni sbagliate».

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