Il Tirreno

L’EVENTO 

Modì è tornato a casa Livorno, una mostra per celebrare il genio del figlio prediletto

Giulio Corsi
Modì è tornato a casa Livorno, una mostra per celebrare il genio del figlio prediletto

Da novembre fino a febbraio 2020 al Museo della città Arriveranno opere per un valore complessivo di 540 milioni

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La notizia, raccontata ieri in anteprima dal Tirreno, all’ombra dei Quattro Mori è stata accolta con una parola: finalmente. Sì, finalmente Livorno dedicherà una mostra ad Amedeo Modigliani, figlio un tempo rinnegato, da qualche anno riscoperto, ma mai degnamente celebrato nella città che gli ha dato non solo i natali ma anche quell’humus culturale e pittorico - gli studi al liceo, la famiglia ebraica e poliglotta, l’impronta di Fattori e della sua scuola - che a Parigi poté esplodere.

Manca ancora l’ufficialità, ma è questione di ore: la mostra inizierà a metà novembre e proseguirà fino a febbraio 2020, anno del centenario della morte dell’artista, avvenuta il 24 gennaio del 1920 a Parigi. Stavolta davvero, nel giorno della ricorrenza, gli occhi di tutto il mondo che ama l’arte si poseranno su Livorno.

Nel nuovo Museo della Città, nel quartiere della Venezia, arriveranno opere per un valore complessivo di oltre 540 milioni di euro: 14 quadri di Modigliani, una ventina di Chaim Soutine, pittore russo vissuto a Parigi nei primi del Novecento e grande amico di Modì, e poi Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, Moise Kisling, André Derain, Maurice de Vlaminick ed altri tra gli artisti maledetti che frequentavano Montparnasse all’inizio del secolo scorso, compresa Jeanne Hébuterne, “l’angiolo dal volto serio” che fu amore e musa di Modì.

In totale 122 opere, facenti parte della raccolta di capolavori di Jonas Netter, uno dei collezionisti più importanti e straordinari del XX secolo, esposta nel 2012 alla Pinacothèque de Paris dal curatore Marc Rastellini col titolo “Modigliani, Soutine et l'aventure de Montparnasse”, e poi riproposta con successi eccezionali nel 2013 a Palazzo Reale a Milano, nel 2014 al Museo Fondazione Palazzo Cipolla di Roma e l’anno scorso a San Pietroburgo.

Tra i quadri in esposizione, i ritratti di Leopold Zborowski, poeta e collezionista polacco che era anche gallerista di Modigliani a Parigi, quello (con cappello) di Jeanne Hébuterne, la Donna dal vestito giallo, Elvire con colletto bianco, la Ragazza dai capelli rossi. E ancora: Beatrice Hastings appoggiata al braccio sinistro, Monsieur Lepoutre, la Bambina in Azzurro, la Cariatide Blu, opere realizzate per la maggiorparte negli anni tra il 1916 e il 1919, quelli immediatamente precedenti alla morte, in cui l’arte di Modì aveva trovato l’acmé della maturità.

“Se avessi seguito la mia ispirazione, avrei comprato tutti gli Utrillo e tutti i Modigliani che mi capitavano sotto gli occhi. Ma mi si prendeva in giro. Che idea – mi si ripeteva – quella di collezionare solo due pittori. Un vero collezionista deve essere eclettico”, raccontava agli amici Jonas Netter, il mecenate che ha raccolto i capolavori che saranno esposti a Livorno e che in quegli anni sosteneva economicamente Modigliani a Parigi.

Per Livorno sarà una riconciliazione, dopo la beffa delle false teste del 1984, nel centenario dalla nascita dell’artista, quando in città si provò nella cornice della settecentesca Villa Maria ad allestire per la prima volta una mostra con le opere di Modì, ma l’esposizione fu un mezzo flop, con la presenza tra l’altro di un falso ritratto a Picasso e di una falsa scultura.

Stavolta sarà tutta un’altra storia: si tratta dell’evento culturale più importante che si ricordi a Livorno dal dopoguerra. All’amministrazione comunale costerà un milione e mezzo di euro, ma l’investimento sull’immagine e sull’economia della città restituirà assai di più e non solo perché stime (molto al ribasso) parlano di almeno 80mila visitatori attesi.

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