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Applausi per Almodóvar Il suo cinema imperfetto nel segno della libertà
Interminabili applausi hanno accolto il regista Pedro Almodóvar in una delle cerimonie di consegna del Leone d’oro più calorose degli ultimi anni. Anche la presidente della giuria Lucrecia Martel, durante il discorso che ha preceduto la premiazione, si è dovuta interrompere tre volte per trattenere l’emozione: «Il tuo cinema è quello che ci ha riconciliato con la lingua spagnola. I tuoi dialoghi ci hanno illuminato» ha detto. «Molto prima che noi – donne, omosessuali, trans – ci stancassimo in massa del posto miserevole che ci assegnava la storia, avevi già fatto di noi delle eroine rivendicando il diritto di inventarci da sole».
Almodóvar ha avuto la capacità di farsi amare attraverso i suoi film grazie a personaggi fragili e imperfetti, ma sempre passionali e appassionati della vita. Ha saputo creare un linguaggio cinematografico dirompente e innovativo. Le scenografie, i colori, gli oggetti che popolano le scene delle sue pellicole hanno saputo infrangere una certa morale. «Sei riuscito a mettere le protesi al seno e i vibratori, accanto a mestoli e pentole a vapore raccontando in modo splendido quanto la vita dei tuoi personaggi fosse autentica» ha aggiunto Martel, e ha concluso alzando il pugno: «Pedro ora che l’estrema destra si risolleva nel mondo, ora più che mai abbiamo bisogno di te».
Almodóvar con una felicità quasi da bambino ha stretto tra le mani il Leone d’oro e ha ricordato quando venne invitato a Venezia nel 1983 con “L’indiscreto fascino del peccato”: «Devo ringraziare il neorealismo, e la musica italiana che mi ha accompagnato nell’infanzia e nell’adolescenza e che ancora oggi è mia costante ispirazione. Fin da bambino ho deciso che la mia ragione per stare al mondo era quella di raccontare storie. I miei film nascono in un momento unico della storia spagnola quando sorgeva la democrazia al termine della dittatura. Il mio cinema è frutto di quella nuova libertà per cui non posso non dedicare questo premio ai miei connazionali. Non ho la pretesa di cambiare il mondo, ma ho cercato di spiegare il mio. Da adesso in poi non sarò mai solo con questo Leone al fianco che mi farà compagnia». —
POLANSKI
Oggi è il giorno di “J’accuse”. Il film di Roman Polanski arriva sulla scia della polemica innescata dalla presidente di giuria Lucrecia Martel per l’accusa di stupro a carico del regista. Nel cast Jean Dujardin, Louis Garrel ed Emanuelle Seigner. Con “Il sindaco del Rione Sanità” c’è anche il primo italiano in concorso: è Mario Martone. “Seberg” di Benedict Andrews, infine, porta la storia di Jean Seberg interpretata da Kristen Stewart. —
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