Gioco
Viareggio premia Scalfari. Veltroni: ha dedicato la vita al pensiero e alle parole
Riconoscimenti alla carriera anche a Muti, Cassese, Paoli e Bellocchio
Trevi, Minore, Ricci: la terzina vincente del premio letterario Viareggio Rèpaci - Le Foto
VIAREGGIO. Riccardo Muti, Sabino Cassese, Marco Bellocchio. E poi Gino Paoli, che non ha potuto essere presente, ed Eugenio Scalfari, anche lui impossibilitato a venire. Insieme ai vincitori delle sezioni narrativa, poesia e saggistica, il Premio Letterario Viareggio Rèpaci ha assegnato dei riconoscimenti speciali a cinque grandi nomi della cultura italiana: dal più grande dei direttori d'orchestra al costituzionalista, dal regista al cantautore, e poi il fondatore di Repubblica.
A ritirare il riconoscimento per Scalfari è stato Luigi Vicinanza, già direttore de L’Espresso e del Tirreno, oggi condirettore editoriale dei quotidiani GNN @GediSpa di cui fa parte Il Tirreno.
«La lezione del giornalismo di Scalfari», ricorda Vicinanza, «è lezione di libertà. Nei giornali che ha fondato, chi vi ha lavorato ha imparato un metodo di analisi in base al quale ogni notizia, ogni idea può essere sempre più affinata e approfondita quando diventa un lavoro di squadra. Il giornale, insomma, come prodotto di un’intelligenza collettiva».
"Non c'è premio più meritato - ha commentato sul palco Walter Veltroni - per un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al pensiero e alle parole. Alle parole, perché da giornalista, saggista, romanziere e poeta ha sempre cercato il modo migliore per dare forma alla sua visione del mondo. Al pensiero, perché Scalfari è uno dei protagonisti della cultura liberale e democratica del Paese, mosso sempre da grande curiosità intellettuale e umana e da una febbrile passione civile".
E' stata una serata intensa quella condotta brillantemente dallo scrittore Paolo Di Paolo per il Premio letterario giunto all’edizione dei 90 anni di vita. Nato in Versilia nel 1929 sulla spiaggia, per iniziativa dei tre amici Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, in occasione del novantesimo anno di vita ha visto ieri Walter Veltroni in veste di cerimoniere, e poi appunto Luciano Canfora, Sabino Cassese, Marco Bellocchio e Riccardo Muti come invitati illustri della serata al Centro congressi.
Grande l’attesa per i nomi dei vincitori, decretati in Emanuele Trevi (sezione narrativa con “Sogni e favole”, editore Ponte alle Grazie), Renato Minore (sezione poesia con “O caro pensiero”, edizioni Aragno), Saverio Ricci (saggistica, con “Tommaso Campanella”, Salerno editrice). Trevi, 55 anni, è romano e collabora al Corriere della Sera e al Manifesto; Minore, 75 anni, è nato a Chieti ma vive a Roma, è giornalista televisivo e scrittore; Ricci, 59 anni, insegna alla Università della Tuscia.
Per Giovanna Cristina Vivinetto il Premio Opera prima-poesia per la sua raccolta “Dolore minimo”, edita da Interlinea.
I premi speciali sono stati consegnati da Walter Veltroni: Premio Speciale Viareggio 90, al Maestro Riccardo Muti, legato alla Toscana grazie alla sua lunga direzione del Maggio musicale; Premio giornalistico ad Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano “la Repubblica” e suo ventennale direttore, maestro del giornalismo italiano ed europeo; Premio del presidente a Sabino Cassese, già ministro per la Funzione pubblica, giudice emerito della Corte Costituzionale, autore di opere fondamentali nell’ambito del diritto pubblico e amministrativo.
Il Premio “Città di Viareggio” è stato assegnato a Gino Paoli, musicista, cantautore, magistrale interprete della canzone italiana, che purtroppo non ha potuto intervenire di persona.
Premio Internazionale “Viareggio-Versilia” a Marco Bellocchio, regista di fama internazionale che ha diretto nella sua lunga carriera molti film di impegno sociale e politico, fra i quali il recentissimo “Il traditore”.
Fedele al suo motto “liber et immunis”, non manca mai di ricordare la presidente Costa «il Premio Viareggio Repaci è a tutt’oggi un modello di autonomia e di indipendenza sia politica, che culturale».
In molti - è la considerazione proposta dal sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, «si chiedono se abbia un senso oggi un Premio letterario, se abbia richiamo per la città, un peso nella comunità che rappresenta. Io credo che gli intellettuali in questi giorni riuniti a Viareggio abbiano dato respiro a punti di vista nuovi sul mondo. Grazie a Viareggio, che novant’anni fa ha fatto nascere il Premio, su istinto di un uomo dallo spirito indomito, che amava questa città indomita come lui».
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