Italia
Sul treno è scoccata la scintilla: «Cerco l’uomo che mi ha stregata»
La donna si è rivolta al Tirreno: «Era sulla trentina, bello da morire: ed è sceso a Viareggio». Tre ore di viaggio parlando in grande sintonia. E una poesia lasciata sul tavolino
[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.37373802:Video:https://video.iltirreno.gelocal.it/locale/in-treno-scocca-la-scintilla-la-donna-chiede-al-tirreno-di-aiutarla-a-trovare-lo-sconosciuto-di-viareggio/125679/127299]]
Non sa se sia amore. Sa solo che non riesce a toglierselo dalla testa. Il suo sguardo, la sua voce, quella spontaneità nel parlare di sé come se si conoscessero da sempre. E quella poesia, poi, che le ha lasciato sul tavolino prima di scendere dal treno. Cosa vuol dire, quella poesia? Ricordami? Cercami? In calce, nessuna firma o un numero di telefono. Solo una sigla illeggibile che non le basta per ritrovare quello sconosciuto incontrato sul Freccia Bianca 8623 partito (solo quel giorno) da Torino e diretto a Civitavecchia. Di lui conosce solo età e nome del figlio e la città in cui vive, la stessa fermata in cui è sceso dal convoglio ed è sparito nel nulla: Viareggio. E ora, per ritrovarlo, non c’è social che tenga. L’unico metodo è il più vecchio: l’appello su un quotidiano locale.
Una storia che sembra arrivare dagli anni’40, quella di una 37enne umbra che ha chiesto a Il Tirreno di aiutarla a ritrovare questo uomo «sulla trentina e bello da morire» con cui ha trascorso tre ore di viaggio faccia a faccia e che vuole assolutamente rivedere.
Si sono incontrati il 13 agosto, ad Asti, su un treno. Gli occhi si incrociano e scatta qualcosa, quella cosa. Lo stomaco che si blocca e le sinapsi che si inceppano su un unico pensiero: “E tu, da dove esci?”. Lui la aiuta a sistemare la valigia, lei lo invita a sedersi accanto. E parlano, parlano, parlano. «C’era un’intesa che non ho mai sentito, ci parlavano come se ci conoscessimo da sempre». Attraversano tre regioni mentre si raccontano mezza vita. Come in Prima dell’alba di Richard Linklater (per intendersi: il regista di School of rock e Boyhood), con due ventenni che si incontrano e si innamorano su un treno diretto a Parigi. Con la differenza che nel film i due decidono di scendere alla stessa stazione, cioè Vienna. In questa storia, no: lui scende a Viareggio, lei prosegue la sua corsa verso Civitavecchia, continuando a chiedersi “perché non gli ho chiesto almeno il nome? Perché? ”.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.37370295:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.37370295:1652448755/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«All’inizio non ci ho pensato – racconta – Parlavamo e notavo che c’era sintonia, ma finiva lì. Poi, quando siamo arrivati a Viareggio, ho notato un biglietto sul tavolo. L’ho rincorso, mentre stava uscendo, e gli ho detto “guarda ti sei dimenticato questo”. E lui mi ha risposto che era per me. Così, ancora sulla porta, l’ho aperto e l’ho letto. Era una poesia. Quando ho rialzato gli occhi, lui era già andato via». Arrivata a casa, lo sconosciuto è diventato un chiodo fisso. «Magari può nascere solo un’amicizia, ma vorrei rivederlo. Mi ha lasciato un bel ricordo, quella lettera è un dono». E allora se questa storia arriverà allo sconosciuto viareggino, e se lo sconosciuto viareggino vorrà incontrarla, può contattare la redazione del Tirreno. Dovrà usare una parola in codice: «Il nome di tuo figlio». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
