La protesta
Moni Ovadia: «Non si costruisce la nostra felicità sull’infelicità altrui»
Il grande affabulatore sarà stasera, mercoledì 21 agosto, ad Arcidosso sul palco di Narrastorie il festival diretto da Simone Cristicchi
C’è una storia da narrare ad Arcidosso. Una storia fatta di infinite storie. E poi, in fin dei conti, «Dio ha creato l’uomo proprio perché Dio stesso amava ascoltare storie». La potenza della parola, il diritto alla ricerca della felicità, il travaglio dell’anima sulle tracce del senso della vita, l’impegno etico e civile. Moni Ovadia ad Arcidosso, sul palco di Narrastorie, il festival griffato Simone Cristicchi, ha “Carta bianca”, stasera, per continuare ad affascinare il pubblico su questi temi. Grande magnetismo, affabulatore di razza, Ovadia incanta e va nel profondo costruendo con immacolata purezza, un mosaico di spunti di riflessione avvincenti e spesso scomodi, e trascinandoci a ragionare e prendere posizione sulle grandi questioni del nostro tempo. Narrastorie è il festival soprattutto della parola, intesa nella sua multiforme potenza.
E’ la parola il filo forte anche del suo itinerario umano e artistico?
«La parola, ma anche la musica, il gesto hanno una forza creatrice che continuamente ci interroga e ci scava. In specie la parola, certo, a proposito della quale, citando il detto che “Dio ha creato l’uomo perché amava raccontare storie” sostengo che sia lo strumento dei grandi pensieri etici. Narrare storie è scavare in noi stessi e costruire un pensiero».
Venire a raccontare storie in Amiata, un crocevia di parole e pensieri potenti e rivoluzionari come quelli di David Lazzaretti, Ernesto Balducci, il maestro tibetano Norbu, è un valore aggiunto allo spettacolo?
«L’Amiata “planetaria” è un contesto ideale per riflettere intorno al senso del narrare e al senso della vita. E per comprendere, alla fine che il senso della vita sta solo nel darle un senso. Un cammino originale e diverso per ciascuno di noi, ma affascinante per tutti».
Nella ricerca del senso della vita intercettiamo sempre la parola felicità, che è quest’anno un altro filo conduttore di Narrastorie. Cosa è per lei la felicità?
«Nella Costituzione americana si legge che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Nessuno ci può dare la felicità, ma ognuno deve avere il diritto di ricercarla con criteri e strumenti personali. Alla base di questo nostro andare, ci stanno le relazioni con l’altro da noi, uomini, animali, piante. E tu ricevi la tua identità di persona solo se accogli la pienezza della dignità dell’altro. Questo è l’amore, che non è sentimentalismo stucchevole. L’amore vero viene prima dell’amore verso se stessi. Solo col riconoscimento dell’altro si potrà garantire un mondo di pace. Non è possibile costruire la nostra felicità sull’infelicità altrui».
Un tema di grande attualità, questo
«Certamente. Pace e felicità ci saranno solo quando tutti saremo stranieri in un mondo di stranieri. Le relazioni con l’alterità nel suo complesso sono alla base del nostro cammino. E mi riferisco a tutte le alterità, uomini, animali, piante, perché in questo mondo in cui viviamo, gli animali che lo popolano sono solo il 3% come mi fa osservare il mio grande amico Carlo Petrini che citando l’Amazzonia sostiene che la questione ambientale è la più importante questione politica del pianeta».
Stasera ad Arcidosso lei ha “Carta bianca” per parlare dei tanti temi su cui si snoda il suo pensiero e la sua attività di artista. Quali saranno in particolare?
«Saranno temi legati alla spiritualità. Credo che l’uomo debba fare un cammino nel suo profondo. Io non ho mai mollato in questo senso. Sento perentorio l’imperativo interiore a scandagliarmi dentro, in quanto ebreo che partecipa di un patto sottoscritto con la Torah, alla base del quale c’è l’uguaglianza e la pari dignità di tutti. Altri hanno i loro libri e il loro Dio. Diversi punti di riferimento ma identico obiettivo. Scavare in noi stessi, perché la fraternità è una pratica possibile ma raggiungibile e realizzabile solo con uno sforzo costante a guardarsi dentro e costruire un nostro pensiero etico. Questa è la via».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
