Il Tirreno

come siamo cambiati 

Il walkman, le cartoline, gli addii 30 anni dopo è un’altra estate

Jeanne Perego

Le abitudini degli anni ’80 che non esistono più. E che ci fanno ricordare un modo di vivere diverso

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Trent’anni possono essere pochi o tantissimi., dipende da come li si guarda. Per esempio, se si ripensa a come eravamo e cosa facevamo 30 anni fa durante le vacanze possono addirittura sembrare un secolo. Oggetti e situazioni che hanno fatto parte della vita estiva di tutti negli anni Ottanta ora sembrano quasi appartenenti alla preistoria. Ne abbiamo selezionati 7 che oggi scatenano ricordi, riflessioni e molti sorrisi.

Prenotare al telefono

Altro che Booking o Airbnb, negli anni Ottanta la camera in albergo per le vacanze si prenotava per telefono. Oppure da un anno all’altro al momento della partenza a fine vacanza alla reception della struttura, prenotazione che poi veniva confermata per posta. Non per email, che non esisteva, ma con una bella lettera sulla carta dell’hotel “saremo lieti di avervi nostri ospiti dal ...al” che arrivava con francobollo consegnata dal postino, facendo già assaporare i bei momenti dell’estate all’orizzonte.

Addii a fine estate

Oggi non si scappa, anche per merito (o per colpa) dei social. Ma allora, negli anni Ottanta, senza connessioni a internet e senza cellulari, le persone entravano e uscivano dalla vita degli altri con gli inevitabili amori estivi, storie nate in spiaggia o in località montane. Dopo giorni o settimane in cui sembrava di toccare il cielo con un dito, dopo serate sotto le stelle a parlare d’amore, tutto finiva nel nulla al momento dell’addio a fine vacanza, nonostante le promesse di rivedersi l’anno dopo, “stessa spiaggia e stesso mare” (o sugli stessi sentieri).

Tre ore dopo il pasto

Era il momento peggiore della giornata al mare, ammettiamolo. Quando da bambini desiderosi di correre in acqua, dopo aver mangiato ci si doveva sorbire il sermone “dei grandi” sul fatto che bisognava attendere tre ore prima di potersi tuffare, pena conseguenze imprecise ma sempre terribili. Non importava coai si avesse mangiato, un’insalata, un piatto di pasta o un panino. L’attesa spasmodica era sempre misurata in tre ore. In cui, magari, “i grandi” pretendevano anche che i bambini facessero un riposino.

In colonia

Niente cellulari, magari sono qualche chiamata al telefono fisso comune. Negli anni Ottanta bambini e ragazzini venivano accompagnati in colonia o nei centri estivi dove si giocava a tennis, basket o pallavolo, e arrivederci per due settimane. Alla fine del turno venivano raccolti pieni di storie ed esperienze nuove da raccontare, vivi loro e vivi pure i genitori che non avevano passato i 15 giorni con il cellulare in mano a seguire minuto per minuto quello che il figlio o la figlia stavano facendo.

Stampare le foto

A parte i casi di coloro che erano dotati di una macchina Polaroid, la fine delle vacanze coincideva con la corsa al negozio del fotografo per stampare le fotografie scattate con macchine fotografiche analogiche tradizionali. E per rivedersi sotto l’ombrellone con gli amici dell’estate, o rivedere i figlioli impegnati a giocare con le biglie con i ciclisti in riva al mare, a volte bisognava pazientare anche una settimana.

Il walkman in valigia

Costume da bagno, pareo, calzoncini , crema da sole…Nella lista dei must da mettere in valigia per le vacanze estive non mancava mai il walkman, con un bel numero di cassette. Per poter ascoltare le canzoni preferite sotto l’ombrellone era l’unico mezzo. . Parlare di musica in streaming, da scaricare anche gratuitamente, allora sarebbe sembrato fantascienza.

Imbucare le cartoline

Il piacere della vacanza andava assolutamente condiviso con amici e parenti. Ecco allora il rito irrinunciabile delle cartoline che implicava il passare da un espositore girevole all’altro per scegliere quella con l’immagine che più rappresentava lo stato d’animo: le visioni di spiagge e di passeggiate lungomare erano le più gettonate, ma anche le visioni alpestri con tanti di caprette andavano forte. Poi ci voleva la penna biro per scriverle, ricopiando diligentemente l’indirizzo dalla rubrica che aveva trovato posto in valigia, infine la puntata dal tabaccaio per comprare i francobolli e la ricerca della cassetta delle lettere per farle partire alla volta dei destinatari del saluto e del ricordo estivo. —

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