Il Tirreno

Tutti in spiaggia, ma con “bon ton”

Emanuela Minucci
Tutti in spiaggia, ma con “bon ton”

I consigli dell’Accademia del Galateo: sobrietà, uso moderato del cellulare, niente trucco...

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Bon ton da spiaggia. Se ne dibatte da oltre un secolo, da quando, negli Anni 10, sulle coste rocciose di Ischia compare il primo uomo in costume intero, mentre le donne non s’avventurano sulla battigia senza la spessa e lanosa cintura Valaguzza che racchiudeva una trousse per il trucco.

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Ma in tempi in cui anche i ministri si presentano a torso nudo al “Papeete beach” di Milano Marittima applaudendo la versione remix dell’Inno di Mameli, c’è da chiedersi a che punto si sia spostata la linea del buon gusto marittimo. E pure se esisteranno mai convergenze parallele tra il look salviniano e il completo grigio di Aldo Moro sfoggiato sulla spiaggia di Terracina. Sono trascorse diverse ere geologica da quando a fare scandalo era il caftano di Craxi e la bandana di Berlusconi, ma è indubbio che siamo di nuovo arrivati a un punto in cui nell’evoluzione del linguaggio verbale del corpo c’è la fotografia del Paese.

Rispetto, innanzitutto

A poche ore da Ferragosto, persino l’Accademia Italiana del Galateo si spinge a stilare un decalogo del bon ton in spiaggia. Regole basate oltre che sull’estetica sul rispetto, perché nell’Italia che si sente in vacanza postando una storia su Instagram, il cellulare diventa un’arma impropria che attenta alla civile convivenza. Primo: bando ai telefonini non silenziati, che ci trasformano in registi e trascinano nella nostra instant history, bagnanti-comparsa seccatissimi dall’essere finiti nell’obiettivo del cellulare. E basta con i selfie davanti alla focaccia addentata galleggiando sull’unicorno gonfiabile. «Se ci trovassimo in una piscina privata allora nessuno avrebbe nulla in contrario – spiega l’esperto di buon maniere e life style Stefano Agnoloni – ma la spiaggia è di tutti e, soprattutto, non è un set cinematografico».

Vestìti, si va al mare

Dal telefonino, all’abbigliamento. Quest’anno è tornato il costume intero, quindi è più facile portare sulla sabbia un po’ di eleganza, ma anche per chi indossa il più classico bikini bisogna ricordare che va portato con stile evitando – come spiegano all’Accademia del Galateo – di sdraiarsi «pancia sotto, riducendo lo slip a un tanga per aumentare la superficie di pelle da abbronzare». Altri consigli sul look: è un errore portare i tacchi in barca (va scelto un abbigliamento sportivo), la borsetta firmata al posto della sacca in paglia o rafia, indossare gioielli, cerchietti e trucco in spiaggia, il bagno con gli occhialoni da sole, il cappello e la t-shirt.

Champagne e battigia

Capitolo a parte, il cibo. È risaputo che piatti troppo ricchi portati da casa – la famosa caponata di melanzane o le lasagne – oltre a essere un attentato per la dieta – sono più adatte al pranzo di Natale che allo spuntino sul bagnasciuga. Ma attenti. Alla voce alimentazione balneare il galateo si scopre interclassista mettendo al bando anche i pranzi più lussuosi a base di champagne, sangria e tagliolini all’aragosta serviti da tatuatissimi camerieri con t-shirt e sneakers sui lettini delle spiagge di Mikonos, Cannes o Ibiza: «Posate d’argento e piatti in porcellana appoggiati sui lettini a fianco dell’abbronzante – spiegano gli esperti di bon ton – fanno somigliare i bagnanti a polli in batteria che si rosolano al sole del lusso ostentando cafonaggine».

Occhio ai bambini

E i bambini? Per quelli già grandicelli va ricordato ai genitori di intervenire quando urlano, pretendono di coinvolgere nei loro giochi l’assonnato vicino di ombrellone o abbandonano secchiello e formine in mezzo al bagnasciuga a mò di scia chimica. Gli stessi genitori non possono esimersi dal ricordare di essere in mezzo agli altri quando si attaccano al telefonino e parlano per ore (a voce altissima) informando i vicini d’ombrellone del chilo in più guadagnato in vacanza «tutto sui fianchi» o del marito dell’amica che sta in montagna «e che non si fa vivo da domenica». Morale. Se proprio si deve parlare al telefono meglio allontanarsi dall’ombrellone.

Crema profumata

Ce n’è anche per la crema protettiva. Vanno bandite quelle tanto profumate che illudono i bambini dell’arrivo del venditore di «cocco bello». Mentre, se ci si trova in piscina, va evitato il tuffo quando si è lucidi come una meringa. Meglio passare prima dalla doccia.

Infine le scarpe. Ricordarsi che le ciabatte a infradito – come spiegano sempre all’Accademia del Galateo – sono scarpe da spiaggia (andrebbero meglio i piedi nudi, ma se la sabbia scotta, anche no) – ma fuori dallo stabilimento balneare, e soprattutto la sera, le ciabatte di gomma sono assolutamente bandite, anche se ci sono 40 gradi. E non si fanno eccezioni neppure per i rappresentanti delle istituzioni. –


 

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