Il Tirreno

volterra: il teatro della compagnia dei detenuti 

“Naturae”, trovare l’ottimismo nella geografia del carcere

Gabriele Rizza

L’esterno del cortile, l’interno dei corridoi, delle celle, della cappella, del vecchio braccio di massima sicurezza: l’ultimo lavoro di Armando Punzo

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VOLTERRA. Abbandonato Shakespeare, complice Borges, Armando Punzo pensa positivo. La Compagnia della Fortezza dei detenuti di Volterra compie 30 anni. E della iniziale fisicità che esplodeva come lava al sole d'agosto nel cortile del carcere volterrano, ormai si sono perse le tracce. Gli ultimi profili di Punzo sono un fraseggio di sospensioni. Un'altalena di attese. Tempi lunghi. Procedure mistiche e procedimenti rarefatti. L'ottimismo di Punzo è prima di tutto un attraversamento di stati mentali. Che la geografia del carcere alimenta di suggestive inquadrature. Cosi “Naturae”, secondo titolo del trentennale, dopo “Beatitudo” dello scorso anno, si muove come mai prima d'ora. In tre tempi: l'esterno del cortile, l'interno dei corridoi, delle celle, della cappella, del vecchio braccio di massima sicurezza ormai dismesso, e poi di nuovo all'aperto, sullo spiazzo fra le mura dove “Naturae” aveva decollato. In avvio Punzo ci tiene a dirci che quello che vedremo è un primo studio. Con tutte le incertezze del caso. In realtà “Naturae” non oscilla. Non pencola. La sua organicità e complessità, la sua fascinazione, sublimata dalle musiche siderali di Andrea Salvadori, è dispiegata senza incertezze. Non abbisogna di assestamenti. Semmai si attarda un po' troppo nel suo compiacimento che profuma di navigata maniera e estetizzante emersione. Punzo anima una corte di un centinaio di persone. Fra attori, tecnici, assistenti, collaboratori, musicisti. Ci aveva lasciato lo scorso anno sul lago di Tiberiade col profeta che comminava sulle acque. Ci accoglie ora su un deserto di sale. Un paesaggio di un bianco accecante che si popola di figure metafisiche, replicanti leggendari di un mondo che messa da parte la violenza cerca lo stupore, l'equilibrio, la felicità, l'innocenza. La speranza e l'armonia. Dall'homo sapiens all'homo felix. Dimenticando Macbeth e Amleto. Mettiamoci Calvino e Siddharta. Fra Paradzanov e Fellini Punzo alimenta una corsia di invenzioni: la figurina rossa di "Schindler List", i surreali paesaggi magrittiani, le cabale sufi, gli innesti beckettiani, epifanie mediorientali, i calchi di George Segal. Una lontananza che, 50 anni dopo, finisce sulla luna. Sul mare della tranquillità. Dove oscurato dall'ombra, attraversato da inferriate, resta solo la sagoma del corpo.

Gabriele Rizza

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di Redazione web