Il Tirreno

“La mia Africa”, dal film a “La coda della sirena”: Anna Cataldi racconta

Lina Senserini

orbetello: presentazione con le giornaliste sandra bonsanti e lucia goracci 

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ORBETELLO. “La mia Africa” è stato uno dei film più iconici degli anni 80, vincitore di sette premi Oscar nel 1986, che ha incantato e fatto sognare intere generazioni. Forse non tutti sanno che se “Out of Africa”, questo il titolo originale del libro, è arrivato sul grande schermo lo dobbiamo alla tenacia della giornalista, scrittrice e produttrice cinematografica Anna Cataldi, 79 anni, che ha viaggiato tra Italia, Europa e Stati Uniti per sette anni, per realizzare un film che all'inizio sembrava impossibile. La storia di questa lunga gestazione è raccontata dalla stessa Cataldi nel libro “La coda della sirena”, che viene presentato questa sera alle 19, alla fattoria La Parrina di Orbetello, alla presenza dell'autrice, della giornalista di Rai News 24, Lucia Goracci, e della giornalista e scrittrice, Sandra Bonsanti.

Nata a Torino ma cittadina del mondo, Anna Cataldi è stata nominata da Kofi Annan ambasciatrice di pace per le Nazioni Unite. Ha partecipato a missioni in Bosnia, Afghanistan, Pakistan, Cecenia, Angola, Ruanda, Sudan e Somalia, di cui ha scritto testimonianze su “Epoca”, “L’Espresso”, “Herald Tribune”, “The Nation” e “El País”. “La coda della sirena” è il suo terzo libro. «Tutto è iniziato da un viaggio con i figli, in Sudan e in Kenia, nel 1977, durante il quale ho iniziato a leggere “La mia Africa” di Karen Blixen. Fino ad allora non conoscevo i suoi libri, di cui pochi mesi prima mi aveva parlato il grande fotografo Peter Beard, che aveva immortalato Karen Blixen in celebri scatti, negli ultimi anni della sua vita. Subito dopo sono letteralmente incappata in “Silence will speak”, della scrittrice Errol Trzebinski, che racconta la storia d'amore tra la Blixen e il fotografo Denys Finch-Hatton, mai nemmeno accennata in “Out of Africa”». È a questo punto che Anna Cataldi decide di trovare una strada per portare la storia di Karen e Denys sul grande schermo e inizia il suo viaggio tra Londra, dove compra i diritti di “Silence will speak”, New York, Los Angeles, Copenaghen, per sette lunghi anni, segnati da porte in faccia, rifiuti, sconfitte, inciampi, cambi di mano tra case produttrici, fino all'arrivo della Universal e di Sidney Pollack. Il resto è storia del cinema. Tutto raccontato nel libro con una prosa brillante e piacevole, dove scorrono non solo la genesi del film, ma i fotogrammi del mondo patinato di Hollywood, tra personaggi leggendari, che Anna Cataldi conosce personalmente, come Roman Polanski e Orson Welles, che peraltro bocciano l'idea del film, e l'amicizia con Audrey Hepburn, con la quale Anna diventerà ambasciatrice di pace. Fino all'aneddoto del grande produttore hollywoodiano che, prendendo Isak Dinesen, uno degli pseudonimi con cui la scrittrice danese (il cui vero nome era Karen Christentze Dinesen, baronessa von Blixen-Finecke) firmava i suoi libri, per il nome dell'autore, esordì con un «Ma a chi vuole che interessi una storia tra due gay?!». Ma Anna Cataldi, con la caparbietà e la tenacia che solo le grandi passioni possono alimentare, non ha ceduto di un centimetro. Anche per questo, “La coda della sirena” è molto più di un libro, è un viaggio fisico e spirituale, il resoconto di un percorso umano che dalla sconfitta l'ha portata alla realizzazione di un sogno, inseguito a ogni costo. —

Lina Senserini

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