Il Tirreno

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Ginevra Elkann e il suo “Magari” fra felicità, malinconia e famiglia

Fulvia Caprara
Ginevra Elkann e il suo “Magari” fra felicità, malinconia e famiglia

La sorella di John e Lapo debutta alla regia con un film esile ma tenace «Parlo di sentimenti autobiografici che appartengono a tanti ragazzini»

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La memoria di una vacanza invernale, in una casa sul mare, con due fratelli molto amati e con un padre tutto preso da se stesso, è il filo esile, ma tenace, su cui si regge “Magari” il film d’esordio di Ginevra Elkann che ieri ha inaugurato il 72° Festival di Locarno.

Alla narratrice bambina, Alma (Oro De Commarque) la regista ha affidato «il sentimento autobiografico» che attraversa il racconto, una prospettiva personale che finisce per diventare universale: «Il “magari” di Alma era il mio “magari” di quando ero piccola. I miei genitori si sono separati presto, ero una bambina, e ho sempre coltivato il sogno di rivederli insieme. Ho scoperto solo dopo che questi sentimenti appartengono a tanti ragazzini e sono quelli che fanno di te l’adulto che sarai».

Spedita da Parigi, dove la madre, di fede russo-ortodossa, ha appena scoperto di aspettare un figlio dal suo compagno, a Roma, dal padre Carlo (Riccardo Scamarcio) impegnato, con la collaboratrice e ultima fiamma Benedetta (Alba Rohrwacher), nella sceneggiatura di un film, la piccola Alma cerca invano punti fermi, in un panorama dove i grandi sembrano, invece, ondivaghi e passeggeri: «Sono cresciuta, con i miei fratelli, in una famiglia segnata dalla diversità di lingue e di religioni, eravamo un po’spaesati, dovevamo cercare la nostra identità in mezzo a tutte quelle differenze». Un cammino tortuoso, dominato, alla fine, per Alma, da un sentimento di accettazione, da una resa piena di speranza, e, soprattutto, dalla forza degli affetti: «Volevo raccontare persone imperfette in un modo credibile, ognuna di loro porta dentro debolezze, sogni, e vari modi di esistere. La mia idea fondamentale è che c’è famiglia lì dove c’è amore». Così, se il fratello maggiore Sebastiano (Milo Roussel), guida macchine molto prima di avere l’età per farlo e sembra, come dice il padre, ossessionato dalle regole, e il minore Jean (Ettore Giustiniani), capelli rossi, tante lentiggini e un problema di diabete, riempie il tempo tra Game Boy e spericolati esperimenti di volo, Alma conosce la prima cotta e scopre il significato profondo del termine che è il titolo al film: «Magari – spiega Ginevra Elkann – è una bellissima parola della lingua italiana, tanti stranieri me ne hanno chiesto il senso, l’ho scelta perché esprime insieme felicità e malinconia».

Nei panni di Carlo, scombinato e carismatico, Riccardo Scamarcio ha dovuto misurarsi con un «copione molto preciso» e con un personaggio «tridimensionale» che lo ha spinto a scavare nella sua personale esperienza: «Il comportamento goffo di Carlo svela narcisismo ed egoismo, e questa è la cosa che mi è piaciuta di più. È un personaggio scritto a partire dall’inadeguatezza nel rapporto con i figli, eppure le sue mancanze sono state il modo per avvicinarsi a un pezzo di famiglia sfasciata, mostrata con indulgenza, nelle sue fragilità. Non sono padre, ma ho pescato nella mia memoria di figlio, e mi è tornata in mente mia madre, pittrice, il suo essere, quando dipinge, assente e distratta. Sono cresciuto analizzandola, pensando che quel modo di fare fosse una fortuna». Per Alba Rohrwacher è stato importante sentire, durante le riprese, «lo sguardo protettivo di Ginevra, che ci ha guidato facendoci abitare scene, personaggi, luoghi».

Gli Anni Novanta, la spiaggia di Sabaudia fuori stagione, Christian De Sica nei film sulle vacanze dei Vanzina, la Roma appartata dell’isola Tiberina, il tempo lungo dell’infanzia di allora, compongono il mosaico di un film intenso e sensibile, girato con il coraggio che solo i grandi timidi possiedono: «Per me questa è un’esperienza fondante, è il mestiere che volevo fare da quando avevo 14 anni, adesso ne ho quasi 40 e posso dire di avercela fatta. Ci ho messo tanto, ma, quando ho iniziato a girare, ho seguito un impeto naturale, quasi non me ne sono resa conto».

Per il debutto di “Magari”, nelle sale a marzo, la famiglia Elkann si è mobilitata al completo. Non solo ieri a Locarno, dove sono arrivati padre, marito e figli dell’autrice, ma anche sullo schermo, dove quasi tutti (compreso il fratello John Elkann) hanno regalato apparizioni anche brevissime: «I miei hanno visto il film, gli è molto piaciuto, non si sono riconosciuti – dice la regista – Mio padre non è uguale a Carlo, e questa storia non svela cose misteriose». –



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