Il Tirreno

QUANDO L’ARTE SI SCHIERA 

Un dito medio alzato contro i femminicidi: la violenza di genere riletta in chiave pop

Ilaria Bonuccelli
Un dito medio alzato contro i femminicidi: la violenza di genere riletta in chiave pop

Dalla Gioconda con l’occhio nero alla scimmia in passerella: a Pietrasanta la mostra "#Youtoo"

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Ti fissa senza sconti lo sguardo di Monna Lisa. Inquieto, forse. Per una volta, però, non incerto. Lo rende consapevole l’alone nero, definito intorno all’occhio sinistro. La traccia non lascia dubbi: ci si addentra nel sentiero della violenza di genere. Il braccio al collo, ingessato, sembra fare il resto. Scritte pop, in inglese: linguaggio universale. Colori e tratto da Andy Warhol, come la Marilyn (Monroe) – capelli gialli, labbra rosse – e dito medio alzato: un “vaffa” ai maltrattanti. Eccole: la Gioconda e la pin up, simboli di ribellione, grido contro la violenza sulle donne, tema della mostra (temporanea) #youtoo in corso fino al 18 agosto a Pietrasanta, alla ex Farmacia Comunale di via Garibaldi 70, trasformata in un centro espositivo.

Tre gli artisti che espongono in questa mostra – curata da Francesca Baboni per la Futura Art Gallery di Pietrasanta – e che tracciano un percorso a tratti ironico, a tratti feroce, in qualche momento perfino aggressivo sulla violenza declinata in tutte le forme: Paolo DeCuarto, Hackatao (una coppia) e Giulia Maglionico, alla quale si deve la Monna Lisa dall’occhio nero e dallo sguardo risoluto. Una donna – Monna Lisa – che abbandona il mistero per le certezze e un avvertimento, di rimando nietzschiano: chi agisce violenza guarda a lungo nell’abisso. E quando guardi a lungo nell’abisso, poi l’abisso guarda dentro di te. Un invito per gli uomini a rivedere i propri atteggiamenti di violenza e di prevaricazione. Fisica, ma anche psicologica, economica. E verbale. Il titolo della mostra – #Youtoo – in questo senso si può leggere: “Anche tu” puoi essere un uomo violento; oppure – con un filo conduttore di speranza: “Anche tu puoi essere un uomo che sceglie di non essere violento. O di non essere più violento. Se l’appello è per le donne, invece, può essere – più che un grido di battaglia – come è il movimento #metoo al quale si ispira – un invito a prendere coscienza della propria condizione: anche tu hai sperimentato una forma di violenza. Ma anche tu hai risorse per reagire. Per uscire dal labirinto dell’amore frainteso.

Tanti messaggi, tanti linguaggi per le voci diverse degli artisti in mostra: Paolo De Cuarto, con i frammenti delle pubblicità dipinte sulle facciate dei palazzi, richiamo alla sensualità femminile esaltata come elemento di indipendenza, senza chiassosità. Di rimando, c’è l’ironia feroce di Giulia Maglionico, con la sua Marilyn, il suo dito medio gigante agli uomini e alla loro violenza, ma anche la sua scimmia con reggiseno che fa il verso (un po’ sguaiato, un po’ ammiccante) alle sfilate di Victoria’s Secret, il marchio americano della lingerie femminile. Di fatto il manifesto di accusa della mercificazione del corpo femminile, altra forma di sottomissione della donna. Il riscatto, però – seguendo il percorso – potrebbe arrivare dagli Hackatao che con un linguaggio raffinato (con richiami ai manga e all’arte giapponese anni’80) rileggono in chiave pop – ancora – il mito di Giuditta e Oloferne: lei mostra orgogliosa la testa decapitata del generale che credette di possederla. Ulteriore spunto di riflessione proposto da questa mostra con il marchio della Futura art Gallery che – spiega il titolare, il medico Augusto Palermo – nasce come «social gallery, specializzata in arte che stimola riflessioni (e dibattiti) su temi di interesse sociale». Riflessione e partecipazione: nel giorno di chiusura della mostra è previsto un evento per metterci la faccia contro la violenza di genere. «Giulia Maglonico – conferma Palermo – realizzerà una sagoma della sua Monna Lisa violata a grandezza naturale. Al posto del volto, ci sarà il vuoto, lo spazio per il viso di chi si lascerà truccare l’occhio di nero. Moderne Monne Lisa, da fotografare. Espressioni vere della lotta alla violenza». E per una volta vive. —
 

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di Redazione web