Gioco
Da “pole la donna...” a Leonardo da Vinci: Forconi, i mille volti dell’arguzia toscana
Il popolare caratterista di "Berlinguer ti voglio bene" e de "Il ciclone" è l'ospite di quest'anno alle Piastre al "Campionato italiano della Bugia"
Ha festeggiato cinquant’anni di carriera, ma tutto è iniziato per caso. Oggi Sergio Forconi è un famoso caratterista, sguardo aperto, espressione arguta e voce profonda, con inconfondibile accento toscano.
Forconi, tutto cominciò per caso, vero? Com’è andata?
Facevo parte della commissione curturale (con la r) della Casa del popolo di Grassina e allora (non faccio critiche all’oggi) si organizzavano molte attività socializzanti. Decidemmo di preparare lo spettacolo “La fortuna si diverte” di Athos Setti. Facevo il suggeritore, ma ero molto timido. Il protagonista iniziò a disertare gli incontri e mi proposero di sostituirlo. Rifiutai e il macellaio del paese, che fungeva da regista, mi disse che allora avrebbero rinunciato alla recita. Cominciai così a recitare, per caso, senza volerlo».
Poi è arrivato, in “Berlinguer ti voglio bene”, a dichiarare la sospensione dì ricreativo e il principio dell’avvio dì curturale…
«Giuseppe Bertolucci mi chiese come avrei interpretato il ruolo. Mi venne in mente uno dei personaggi della Casa del popolo. E al regista piacque molto. Quando introdussi il dibattito sul “pole la donna permettisi di pareggiare con l’omo” mi venne spontaneo aggiungere quel “no” finale. E Bertolucci mi chiese di ripetere anche quella battuta».
Oggi il dibattito è ancora aperto?
«Sono un grande sostenitore della parità tra uomo e donna. Se si raggiungesse potrei contare qualcosa. Scherzo, perché tra qualche giorno festeggerò cinquanta anni di matrimonio felice con una santa donna».
Il regista con cui ha lavorato meglio?
«Mi sono trovato bene con tutti. Parlare di Pieraccioni è scontato e grande è il successo che ho avuto con “Il Ciclone”. Però ho lavorato benissimo anche con Luca Manfredi in “Grazie di tutto”. Con Alessandro Sarti ho fatto “Saranno famosi? ” con cui abbiamo raccolto migliaia di euro per la Fondazione Bacciotti che aiuta i bambini del Mayer. Davvero una bella esperienza. E ancora con lui stiamo girando un film, “Quel gran genio del mio amico” in cui interpreto Leonardo da Vinci».
Come è nata l’idea?
«Realizzando, a Vinci, piccoli video col telefonino. Erano carini e le idee si moltiplicavano. Abbiamo proseguito e forse finiremo per farne una fiction in 12 puntate. In una delle scene chiedono a Leonardo cos’è che ha realizzato. Lui risponde che non lo sa, ma che se qualcuno pensa che possa servirgli, può prenderlo liberamente. Poi c’è quella in cui sconsiglio di far ridere troppo la Gioconda, visto che le mancano un paio di denti».
Con Sarti ha scritto anche un libro, “Uno spettacolo d’uomo” che è nelle librerie, edito da Sarnus.
«Sì, anche dieci anni fa era uscito un libro su di me. Qualcuno dice che devo farne uno ogni dieci anni e che vogliono scriverne altri sette. Quindi direi che ho altri settant’anni sicuri di carriera. E io non ho furia».
E qual è il suo rapporto con la Bugia? Ne dice molte o poche?
«Bugie? Mai dette, e non saprei come fare. Nella vita ne avrò detta mezza».
Capita l’antifona. Domenica 4 a Le Piastre durante il Campionato italiano della Bugia riceverà la laurea di bugiardo ad honorem. Sarà la sua prima laurea?
«Di riconoscimenti ne ho ricevuti tanti e ne vado orgoglioso, ma sarà la mia prima laurea. Anche se honoris causa non mi riesce neanche dirlo, vi do appuntamento al fresco de Le Piastre».
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