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Michel Petrucciani è con noi: Cocco Cantini e gli amici celebrano la leggenda del jazz

Giulia Sili
Michel Petrucciani è con noi: Cocco Cantini e gli amici celebrano la leggenda del jazz

Il grande pianista moriva vent'anni fa. Venerdì 2 a Follonica un super concerto con Manhu Roche Quartet e Boltro

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Vent’anni fa, durante un freddo inverno newyorkese, moriva Michel Petrucciani, genio del jazz. Ed è proprio in ricordo di un amico, prima ancora che di uno dei musicisti più popolari della scena internazionale, che quest’anno è intitolata la 39ª edizione del Gray Cat, il festival dalle radici maremmane dedicato alla musica jazz.

Amico, perché Michel Petrucciani aveva un legame con l’anima del Grey Cat, ovvero Stefano “Cocco” Cantini, noto sassofonista follonichese. Proprio nella sua Follonica, al Teatro Fonderia Leopolda, Cantini ha voluto organizzare il concerto più importante di questa stagione, che vedrà sfilare sul palcoscenico tutti i musicisti che fino all’ultimo giorno hanno accompagnato le note del pianista francese: il Manhu Roche Quartet con François Gallix, Pierre Bethmann accompagnati dal trombettista Flavio Boltro e da Cocco Cantini stesso. Nonostante la grande notorietà, il Gray Cat è l’unico festival che ricorda la figura del talentuoso pianista che fino all’ultimo ha composto e suonato in giro per il mondo: «Questo è il concerto più importante del festival – dice Cantini – Nei giorni scorsi abbiamo ospitato il fratello di Michel Petrucciani, Philippe, che ha accompagnato la voce di Nathalie Blanc, e abbiamo proiettato il film documentario “Vent’anni senza Michel”. Stasera è l’evento clou de festival: sul palco suoneremo solo musiche composte da Michel, grandissimo pianista e grandissimo e innovativo compositore jazz».

Cantini ha un passato al fianco di Petrucciani: con lui ha suonato in numerosi concerti dopo che il pianista francese lo scoprì durante un festival. «Lui venne apposta da Parigi a Pescara per ascoltarmi – racconta Cantini – voleva sentire come suonavo e alla fine mi chiamò nel suo gruppo. Da lì ho fatto un tour con lui: abbiamo suonato insieme nel 1995 all’Umbria Jazz e al Festival Jazz di Calvi». I ricordi di quel periodo sono tanti e oggi si fanno più vivi che mai: «Michel era un grandissimo pianista e quando metteva le mani sul pianoforte la sua condizione fisica andava subito in secondo piano. Michel è stato un genio del jazz, purtroppo è morto a soli 36 anni e oggi, se fosse vivo, sarebbe il pianista più conosciuto al mondo insieme a Keith Jarrett».

«Michel – continua il direttore artistico del festival – era sempre scherzoso, scherzava su tutto, anche sulla sua condizione fisica: una volta, proprio quando venne ad ascoltarmi a Pescara, mentre attraversavamo la strada sulle strisce pedonali, una macchina frenò bruscamente senza però investirci. Partì un improvvisazione: Michel fece finta di essere stato colpito e gettò in aria le sue stampelle. L’automobilista scese dall’auto e quando vide Michel a terra svenne; lui invece si alzò, come se non fosse successo nulla, lo salutò e se andò via». Cantini racconta di un Petrucciani divertente e affettuoso, molto legato ai suoi musicisti: «Gli piaceva stare in braccio ai musicisti con i quali suonava – racconta – e gli piaceva anche guidare la macchina, anche se non poteva per via della malattia. Guidava in braccio a Manhu Roche: è famosa quella volta che fece 300 chilometri mentre Manhu dormiva. Si fermarono giusto prima del casello autostradale e si dettero il cambio, guidò lui per tutto il viaggio praticamente».

Il programma completo del Grey Cat Festival, che si svolge in varie località, si può consultare su www. eventimusicpool. it. —
 

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