Il dolore
Bagno Ausonia, da oltre settant’anni il mare che coccola i follonichesi
FOLLONICA. Era il 1948 quando la nonna degli attuali gestori, la signora Ausonia, prendeva in concessione la spiaggia di fronte a viale Matteotti a Follonica.
Da allora sono passati settantuno anni e il bagno Ausonia, che prende appunto il nome dalla fondatrice, è ancora uno dei bagni più noti del centro di Follonica. Non c’erano cabine alla fine degli anni Quaranta ma solo ombrelloni per i clienti dell’albergo che si trova a pochi metri di distanza dalla spiaggia.
Oggi il bagno Ausonia conta un notevole numero di clienti affezionati che, anno dopo anno, hanno continuato a prendere in affitto l’ombrellone. Con il tempo le modifiche sono state importanti e sulla spiaggia è arrivato un piccolo ristorante, la raccolta differenziata per i rifiuti e una pergola fiorita dove passare un po’ di tempo all’ombra.
La famiglia Pierini gestisce il bagno da tre generazioni: oggi sono Roberto, Alessandro e Maria Chiara a prendersi cura dei clienti. «Ho un’immagine sfocata dei primi anni Sessanta – racconta Roberto, oggi 64 anni – mi ricordo le persone che venivano con le valige al mare dall’entroterra e dentro c’era di tutto: prosciutto, cocomero, pane, pomodori. Un’immagine da dopoguerra che va al dì là dei singoli bagni e che riguarda tutto il litorale. Erano tutti vestiti allo stesso modo: gli uomini con pantaloncini corti blu, canottiere, anche di lana, cappellone e poi calze e mocassini bianchi, quelli che si pulivano con la biacca. Si spargevano per il litorale con uno stormo di bimbetti che andavano in mutande. Poi intorno a Ferragosto arrivavano gli zampognari dal Molise e suonavano tra gli ombrelloni».
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Allora sulla spiaggia al posto delle cannelline c’erano dei secchi d’acqua per pulirsi i piedi e di fronte ai bagni erano ormeggiate le barche.
«Le persone erano molto meno esigenti in tutto e per tutto e sotto all’ombrellone c’erano solo due sdraio: i lettini fino agli anni Settanta non c’erano. Era un modo diverso di stare al mare».
Non si può ricordare un solo personaggio dei bagni Ausonia perché negli anni ce ne sono stati tanti e tutti noti: «Il primo che mi viene in mente è Rando Laschi – dice Roberto – lui era simpaticissimo, ha presieduto i bagni dal 1971 fino a quando non ha lasciato questo mondo, poi c’era Arturo Peggi e ovviamente non possono mancare Enrico Deri, detto Caramba, e Alvaro, loro erano le persone che sono sempre state qui e che hanno caratterizzato con la loro schiettezza questo ambiente. Pescavano e avevano le loro cerimonie quotidiane: Caramba faceva delle amache, bellissime, con i materiali delle sciabiche. Era un piacere vederlo lavorare tra i due platani: tendeva una sagola e da lì faceva l’amaca. Alvaro, invece, era il saggio del bagno, lui andava in mare con Luciano Pinzuti. Tante volte avrei voluto fargli delle riprese perché suscitava immagini da “Il vecchio e il mare”».
E raccontando i ricordi affiorano, come quella volta in cui un elefante indiano finì in mare di fronte ai bagni: «Passava il circo Orfei – ricorda Roberto – e, preso dal caldo, un elefante infilò in acqua e fu molto difficile convincerlo ad uscire». E poi gli avvistamenti: «Nel 1965 abbiamo visto un gruppo di delfini all’altezza delle morzate e anni dopo un grosso tursiope col cucciolo nuotò per diverso tempo proprio qui di fronte».
E proprio per proteggere quel mare su cui si affaccia da oltre settant’anni, anche il bagno Ausonia è impegnato nel rispetto dell’ambiente e partecipa al gioco dell’estate “Mare Amore Mio” firmato Il Tirreno. —
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