Lutto
“Quattro piccole ostriche” la spy story di Purgatori
CAPALBIO. Stasera Andrea Purgatori, popolare giornalista e sceneggiatore che conduce su La7 la trasmissione "Atlantide", sarà a Capalbio per presentare il suo romanzo d'esordio "Quattro piccole ostriche" (HarperCollins) nell'ambito del festival Capalbio libri.
Lei ha un rapporto particolare con Capalbio.
«Sì, ho avuto casa a Capalbio per 35 anni, prima in paese e poi in campagna, ora non l'ho più però sono rimasto molto legato a questi luoghi che purtroppo sono diventati di moda e hanno perso il sapore che avevano in origine. Capalbio , quando l'ho lasciata, era diventato un luogo in cui ci si doveva mostrare, fare incontri, era come essere a Roma nel mondo in cui lavoro. Non era più la vera Maremma, che è un luogo selvaggio, bellissimo, in cui si può stare in libertà».
Dopo anni di giornalismo con scoop su casi scottanti come quello su Ustica, trasmissioni tv, sceneggiature di successo e anche prove come attore, ora il suo debutto nella narrativa con un spy story. Come è arrivato a questo passo?
«Innanzitutto perché c'era una storia da raccontare, una storia nata anche dal mio lavoro giornalistico di tanti anni, dagli incontri che ho fatto, inclusi quelli con spie dell'Est, dell'Ovest e arabe, e dall'aver sentito parlare del progetto segreto della Stasi. Messi insieme, questi elementi mi hanno spinto a voler sperimentare un linguaggio diverso, quello della narrativa».
I lettori, secondo lei, avevano nostalgia di una storia che ricorda quelle di Le Carrè e Ken Follett?
«Forse sì, perché sono storie sempre attuali. Si pensa che la Guerra fredda sia finita con la caduta del Muro 30 anni fa, in realtà una guerra d'intelligence non è mai terminata , anzi. E poi lo spionaggio è fatto di uomini e di donne per cui è una fonte inesauribile di storie che possono attrarre per l'intrigo e per il racconto psicologico delle persone che muovono gli intrighi. Nel panorama dei gialli italiani Quattro piccole ostriche è un romanzo da brividi diverso. Nuovo ma anche antico. E in un certo senso romantico. Lo è perché le spie, cui nell'immaginario è quasi negata l'esistenza di un'anima, in realtà sono un'umanità con i problemi di tutti noi, dal diabete ai dolori d'amore».
Jeanne Perego
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