Gioco
Il Vaticano è qui Sorrentino: “Girare The New Pope è un salto mortale”
Un cast stellare: John Malkovich è il nuovo Pontefice Anche Ghini accanto a Sharon Stone e Marylin Manson
FULVIA CAPRARA
Il vagito di un neonato risuona nella navata di San Pietro. Il cardinale si ferma e, rivolgendo lo sguardo alla donna che lo tiene in braccio, commenta: «Cos’è una vita senza madri?». Nel Teatro 5 di Cinecittà, storico tempio felliniano, Paolo Sorrentino gira The New Pope, la serie (nove episodi) fuori concorso e in anteprima mondiale alla prossima Mostra di Venezia: «Non è bello dire troppo di quello che succederà, sappiamo, dal finale del primo ciclo, che il Papa è in coma tra la vita e la morte, e che deve essere eletto un successore. Il prescelto è un cardinale inglese “sui generis”, ma Lenny Belardo, che potrebbe svegliarsi da un momento all’altro, a un certo punto si sveglia. Anche perché pagare Jude Law per farlo dormire tutto il tempo ci sembrava un po’ costoso».
Il parallelo
Due Pontefici in essere, proprio come, per assurdo, è accaduto nella realtà, da una parte Papa Francesco, dall’altra, dopo la rinuncia, il Papa emerito Benedetto XVI. «La somiglianza è solo formale - ribatte Sorrentino - in realtà, da quel che so, Papa Ratzinger non è attivo per motivi anagrafici». Nella serie, precisa il regista, è l’interazione tra i due attori, Jude Law e John Malkovich, a fare la differenza: «Sono molto creativi, capaci di far cambiare la natura delle cose». Eppure il parallelo spicca, Lenny Belardo è un Pontefice severo, dispotico, assertivo, il suo successore (Malkovich) ha caratteristiche opposte, «è moderno, tende al compromesso. Questa maniera di essere, che un tempo era considerata antica, diventa moderna nel momento in cui tutti vogliono dire cose in modo netto e in cui le forme di intransigenza hanno preso piede». Il rischio è che si propaghi il fanatismo, così «dopo un Papa intransigente, ne viene eletto uno che si ancora ai principi e ai valori, anche se, pure lui, ha i suoi scheletri nell’armadio».
Per il regista premio Oscar l’immersione nell’universo ecclesiastico è stata un «salto mortale», affascinante per via dell’esito incerto: «Non ho scoperto niente, d’altra parte le cose si fanno perché non le si conosce. La non conoscenza dell’argomento ti porta a compiere scoperte. E comunque il Vaticano sa custodire bene i suoi segreti». Per John Malkovich recitare in The New Pope «è stato come entrare in un mondo sconosciuto. Non sono cattolico e non sono esperto in materia, ma trovo molto interessanti i meccanismi interni del Vaticano e l’idea che io possa essere eletto Papa mi pare sconvolgente».
Silvio «viaggiatore»
Nel nuovo ciclo, accanto alle guest star Sharon Stone e Marilyn Manson, e a molte altre new entry (tra cui Massimo Ghini) torna Silvio Orlando nelle vesti del Cardinale Voiello, portatore di «un forte elemento di concretezza, un disgraziato in una Chiesa che ha dato di sé un’immagine grandiosa. Recitare con Paolo è un viaggio eccitante, di quelli in cui si smette di essere turisti e si diventa viaggiatori». È felice dell’esperienza anche lo spagnolo e almodovariano Javier Camara (Monsignor Gutierrez): «Per un attore mediterraneo girare a Cinecittà, nel Teatro di Fellini, è così speciale, come stare nel Vaticano del cinema». Varcare, per le riprese, la soglia materiale della Santa Sede era impossibile, ma la struttura, in tutta la sua maestosa imponenza, è stata ricostruita grazie al talento creativo della scenografa Ludovica Ferrario, dei costumisti Carlo Poggioli e Luca Canfora, e dell’esercito di sarti, falegnami, pittori, stuccatori che hanno realizzato un San Pietro più vero del vero, una Cappella Sistina di impressionante verosimiglianza e un calco, in resina e legno, della Pietà di Michelangelo che, quasi quasi, commuove. —
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