Il Tirreno

firenze 

Il “Vaso di fiori” rubato dai nazisti ora è tornato a casa e fa la star a Pitti

Gabriele Rizza
Il “Vaso di fiori” rubato dai nazisti ora è tornato a casa e fa la star a Pitti

Riconsegnato il quadro di Jan van Huysum: cerimonia  con i ministri e poi esposto nella Sala della musica

3 MINUTI DI LETTURA







Nell’Europa dei sovranismi e dei rinascenti muri, per una volta si è giocato di squadra. Questa è una storia a lieto fine. L’happy end di un viaggio estremamente lungo e per niente scontato. Una storia dai contorni avventurosi, da “Monuments men”, ma è soprattutto una storia del Vecchio continente, che ha ridisegnato i contorni della diplomazia culturale.

La storia è nota. Se ne parla da gennaio da quando il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, la lanciò per perseguirla fino a oggi con ostinata coerenza e ferma determinazione. Non che fosse inedita, era sui tavoli ministeriali da tempo. Ma l’accelerazione degli ultimi mesi ha davvero del clamoroso. La Sala Bianca di Palazzo Pitti è stato il degno palcoscenico di questo finale di partita che, dopo 75 anni, ha riconsegnato a Firenze il dipinto di Jan van Huysum raffigurante un “Vaso di fiori”.

Il quadro fu trafugato dagli Uffizi e portato in Germania dai soldati nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Esposto per oltre un secolo nella Sala dei Putti della Galleria Palatina insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del Sei e Settecento, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst, il “Vaso di fiori” di Jan van Huysum vi farà ritorno fra quattro mesi, al termine di un periodo di “speciale visibilità” nella Sala della musica di Palazzo Pitti.

Opera del più celebre (e costoso) pittore di nature morte del Settecento, il quadro ora tornato a casa, è un olio su tela di piccole dimensioni che dimostra la perizia dell’autore nella descrizione dei particolari, dalle increspature delle ali semitrasparenti degli insetti ai delicati petali dei fiori, a testimonianza di come il pittore utilizzasse lenti di ingrandimento per studiare la natura e poi trasferirla sulla tela. L’opera fu acquistato nel 1824 dal granduca Leopoldo II d’Asburgo-Lorena, per completare la più grande e diversificata collezione di nature morte al mondo, messa insieme dal suo predecessore Cosimo III de’ Medici.

Nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia di Pitti fu evacuata, le opere d’arte (tra le quali il “Vaso di fiori”) vennero messe dentro casse di legno e portate nella villa di Poggio a Caiano. Nel 1943 furono spostate a Montespertoli, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata le prelevarono e le trasferirono a Bolzano, per prepararne la definitiva trasferta attraverso il Brennero. La cassa in cui si trovava il “Vaso di fiori” venne aperta, e nel luglio 1944 un caporalmaggiore, che si era impossessato del quadro, spedì il dipinto come regalo alla moglie. Da questo momento se ne persero le tracce fino al novembre 1989, poche settimane dopo la caduta del muro di Berlino, quando i detentori del dipinto si rivolsero alla Pinacoteca di Stato Bavarese cercando di ottenere informazioni sull’autenticità e sul valore del quadro.

Dal 1991, anno in cui il Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri aprì un fascicolo sul caso, la famiglia tedesca ripetutamente cercò di vendere il quadro allo Stato italiano attraverso vari intermediari, minacciando tra l’altro anche di cederlo a terzi o addirittura la sua distruzione se non si fosse pagato un riscatto. Quando nel 2016, dopo una pausa di cinque anni, un nuovo intermediario si rivolse agli Uffizi e ancora una volta avanzò una richiesta di pagamento, la Procura della Repubblica di Firenze aprì un fascicolo per tentata estorsione.

La vicenda ora si è chiusa. A certificarne l’importanza a Firenze sono arrivati i rappresentanti dei governi italiano e tedesco (il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi col collega berlinese Heiko Maas, oltre al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli e al Comandante dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri) che hanno rivendicato la bontà del lavoro diplomatico di questi mesi, non rinunciando ad attribuirvi una valenza simbolica. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa