Il Tirreno

Gli “autodrammi” del Teatro Povero tornano a Monticchiello

Gabriele Rizza
Gli “autodrammi” del Teatro Povero tornano a Monticchiello

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FIRENZE. La storia di Monticchiello, ventoso borgo della Valdorcia, è anche la storia del suo teatro. Un teatro particolare. Unico nel suo genere. Nato 54 anni fa non ha mai smesso di funzionare. Lui si chiama Teatro Povero e autodrammi si chiamano i suoi racconti.. Entrato di diritto, con passo inedito e inedita consapevolezza, nella corrente della drammaturgia italiana del Novecento, il Teatro Povero di Monticchiello rilascia ogni volta delle sorprese. E ci consegna spettacoli originali, frutto di indomita, non omologata creatività. L'ultimo tassello di questa catena ultradecennale debutta stasera nella tradizionale cornice di Piazza della Commenda con un titolo che è tutto un programma: «Stato transitorio».

Transitorio per chi? Per chi lo fa il teatro o per chi lo va a vedere? Transitorio come il tempo che siamo costretti a vivere o solo inafferrabile come le occasioni che, se ci passano davanti, vanno prese al volo? Ma di certo transitoria, dopo un bel po' che gli ingranaggi erano altamente collaudati, è l'avventura 2019 della gente di Monticchiello. Dalla locandina, che per tanto tempo l'aveva visto in prima fila nel ruolo di drammaturgo e regista, scompare il nome di Andrea Cresti. Un passaggio di testimone? Una stagione che si chiude? Un naturale avvicendamento? Se il lavoro di Monticchiello deve essere l'espressione massima della collettività, in una sorta di assemblearismo assoluto, questo “Stato transitorio” sembra riuscirci. Non un nome compare ufficialmente allo scoperto, anche se, e necessariamente, a raccordare i suoni e equilibrare gli animi ci voleva qualcuno: vi si sono avvicendati Giampiero Giglioni e Manfredi Rutelli. Il Teatro Povero riflette sullo stato dell'arte. Che è lo stato sociale come si avvita su se stesso in questo scorcio di terzo millennio. Tra resilienza e resistenza, tra cambiamenti e aggiustamenti, il filo rosso da queste parti non si è mai del tutto interrotto. La continuità è sempre un valore? Staremo a vedere. Si replica fino al 14 agosto. —

Gabriele Rizza

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