La manifestazione
Signorini rilegge la Bohème: ecco la mia Mimì seducente
Muore Mimì. Muore Mimì, sotto la luna di Puccini. Stregata dalla magia del lago di Massaciuccoli, avvolta dalla goliardia del Club La Bohème, accarezzata dalla brezza che odora di falasco. Ma prima... prima, ammicca, seduce. Gioca, stuzzica. Fa la femmina. Così la vuole Alfonso Signorini, regista d’opera per volere (e insistenza) del festival Puccini di Torre del Lago dove stasera firma la ripresa de La Bohème con un debutto illustre: il soprano cinese He Huì sarà, per la prima volta Mimì. E così aggiunge un ruolo pucciniano al suo repertorio di eroine del Maestro lucchese che già affollano il suo calendario: subito dopo Torre del Lago, infatti, He Hui sarà Tosca all’Arena di Verona e poi Madama Butterfly (Cio Cio san) in autunno prima al Met di New York e poi a Berlino.
Signorini, stasera vedremo una Mimì moderna.
«Moderna e molto seducente. Una ragazza di 23 anni (secondo il romanzo originale “Scene della vita di Bohème di Henri Murger, ndr) che approfitta del fatto che i 3 amici di Rodolfo se ne siano andati per precipitarsi nella soffitta del ragazzo rimasto solo. Quando l’ho descritta al soprano, all’inizio ho incontrato qualche perplessità».
Quale reazione ha avuto?
«Il soprano all’inizio mi ha detto: “Questo personaggio mi sembra più Carmen che Mimì”. Però la mia spiegazione l’ha convinta: “Pensi davvero che una ragazza angelicata come la vedi tu, sarebbe andata da sola nella “tana del lupo” , nella soffitta di Ridolfo? E a fare cosa? A prendere un té? Non credo proprio. Infatti si è convinta e si è calata nel ruolo: una Mimì molto sensuale, che occhieggia a Rodolfo dal primo sguardo. E scende la scala in modo molto sensuale già al suo primo ingresso».
Però la sua non sarà una regia “rivoluzionaria”.
«No. Non mi piacciono le regie rivoluzionarie. La mia Bohème sarà un omaggio a Puccini nel rispetto della tradizione. Dico sempre che Puccini era un uomo contemporaneo, un uomo del suo tempo, calato nella realtà: non c’è bisogno di far morire Mimì di Aids o di eroina: trovate eccentriche mi sembrano tutte scemenze. Lasciamo che sia Puccini a raccontare quello che succede».
Con un segno personale.
«Certamente ho dato la mia impronta a questa Bohème. Per me l’opera è romanticismo, è sognare. L’opera deve colpire lo stomaco, la pancia, il cuore e solo dopo il cervello. Perciò ho voluto un allestimento che colpisca molto la vista, i sensi e, spero, il cuore, appunto».
Suggestione, evocazione, Parigi. E l’Impressionismo.
«Esatto. La mia è una Bohème molto impressionista. Murger nel suo romanzo (Scene della vita di Bohème) e Puccini con la sua musica raccontano la Parigi che fu degli Impressionisti e partire da loro mi è sembrata la prospettiva più naturale: ogni quadro è un riferimento un omaggio ai grandi pittori da Renoir a Manet».
Ad esempio?
«Per la “Barriera d'Enfer”, (porta doganale) con cui si apre il terzo quadro ho voluto la scena ispirata a La Gara Sain-Lazare di Monet; l’abito di Musetta (nel secondo atto, al Cafè Momus) - rosso, una serpe avvinghiata al corpo, con le fauci spalancate e morderle un seno - è spirato a un manifesto di Toulouse-Lautrec (il primo artista a influenzare Modigliani a Parigi, di cui, infatti, compare uno splendido ritratto nel quarto atto, ndr)».
Mimì seduce, ma anche Puccini conquista.
«Puccini? Un Genio assoluto. E un figlio di buona donna. Quando componeva non si limitava ad affondare il coltello nel cuore, nel pancia. Lo girava e rigirava, fino a che non ti strappava la lacrima. Impossibile resistergli».
E lei resiste alla regia d’opera? Dopo La Bohéme cosa l’attende?
«Verdi. Un’Aida kolossal in Georgia il 25 agosto. Una co-produzione con il Regio di Parma. L’ho sempre detto: Torre del Lago porta fortuna». —
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