Il dolore
Le mummie invadono Firenze C’è un sarcofago mai esposto
Il rapporto tra gli egizi e la morte tra statue, teste, abbigliamento e oggetti: la collezione è seconda in Italia solo a quella di Torino La mostra aperta fino a febbraio
FIRENZE. Ìl titolo rende conto di una regale resistenza al trascorrere del tempo. Al centro di questo progetto nato nel 2000, da un’idea di Maria Cristina Guidotti, che ne è anche la curatrice scientifica, poi sfociato nella mostra che col titolo “Viaggio verso l'immortalità” si inaugura oggi al Museo archeologico di Firenze, è la mummia, simbolo della civiltà egizia, mito fantasy di scorribande hollywoodiane nonché manifesto di una avventura archeologica che non smette di affascinare. Le opere, selezionate e organizzate per illustrare il rapporto degli antichi egizi con l’aldilà, annoverano dei pezzi unici.
Come il sarcofago di Padimut, mai esposto e studiato prima d'ora; la statua del sacerdote Henat, uno dei pochi esempi di raffigurazione di un dignitario che indossa una veste che testimonia il periodo in cui l’Egitto fu assoggettato all'impero persiano; la testa mummificata recentemente sottoposta a indagini radiografiche che hanno consentito la ricostruzione del volto del defunto per finire con la cassetta per gli “ushabti” (piccole statue del corredo funebre) risalente a oltre un millennio avanti Cristo. La mostra si divide in due sezioni: la prima è dedicata al concetto della vita dell’anima nell’aldilà e alle tecniche di “mummificazione”, mentre la seconda illustra il significato di tutti quegli oggetti che venivano abitualmente deposti nelle tombe, sia quelli di carattere funerario che quelli afferenti la vita quotidiana (abbigliamento, gioielli, mobilio di vario tipo). Un argomento, spesso trattato facendo leva sull’idea di mistero e sugli aspetti più macabri, che la mostra vuole smontare affrontando il procedimento dell’imbalsamazione dei corpi dal punto di vista scientifico in maniera chiara e comprensibile. La collezione egizia del museo fiorentino è la seconda in Italia dopo quella di Torino. Si è formata soprattutto nel corso dell'Ottocento in seguito alla spedizione franco-toscana di Ippolito Rosellini e di Jean François Champollion. Nel 1828 infatti partì per l’Egitto la prima spedizione con lo scopo di di documentare i monumenti ma che in realtà riportò un notevole quantitativo di reperti, finiti appunto fra Parigi e Firenze. A quest'ultima toccarono in particolare il famoso carro rinvenuto in una tomba tebana della 18esima dinastia (1550-1291 a.C.), un esemplare unico al mondo appartenuto a un ricco privato, più i bassorilievi della tomba di Sety I, una delle più belle e riccamente decorate della Valle dei Re. Attualmente le collezioni del museo annoverano oltre 15mila oggetti, che vanno dall’epoca preistorica all’epoca copta, distribuiti in 11 sale rinnovate quattro anni fa, quando a Firenze si tenne l’11esimo Congresso internazionale degli egittologi. Aperta fino al 2 febbraio. —
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