Gioco
Gli occhi inevitabili del colosso, il Dedalo di Mitoraj in Versiliana
Marina di Pietrasanta: il capolavoro in bronzo, alto sei metri, installato nel parco per celebrare i 40 anni del teatro e del Caffè. Il "gemello" si trova a Pompei
MARINA DI PIETRASANTA. Il capo leggermente reclinato. Concentrato. Forse malinconico. Da pensatore, certo. Dedalo “faber”, artigiano e ingegnoso. Terreno e divino. Dedalo fuggiasco. Si erge, 6 metri di bronzo toglifiato, nel parco della Versiliana. Davanti alla villa che fu anche di D’Annunzio. Sigillo d’arte di Igor Mitoraj, lo scultore polacco d’elezione da queste parti.
Per festeggiare i 40 anni del teatro e del Caffè (politico/culturale) più famoso d’Italia, la Fondazione Versiliana sceglie un capolavoro dell’arte contemporanea che incarna la contaminazione fra presente e passato. La peregrinazione della cultura, la contaminazione delle idee, il valore delle radici, ma solo se affondano nel terreno del quotidiano. Il Dedalo di Mitoraj è il pellegrino eterno: Atene, Creta, la Sicilia, Cuma, la Sardegna. In fuga dalla propria biografia di omicidi e lutti che oscurano i successi.
Architetto, scultore, ma anche assassino del nipote Talo, Dedalo progetta il labirinto del Minotauro di Creta e firma così la condanna a morte del figlio, Icaro. Il volo impudente atterra nella grande mostra nella Valle dei Templi, davanti al tempio miracoloso della Concordia: Ikaro e poco più in là Dedalo. Padre e figlio costretti a fronteggiarsi in uno sguardo eterno di bronzo, uscito dalla fonderia Mariani. Gli occhi che non vedono ma non si possono evitare.
Questo incontro è feroce. Le parole di Mitoraj ad Agrigento sono impietose: «Ikaro è l’uomo in caduta libera». Dedalo, però, è il padre che non riesce a evitare la caduta libera. Rappresenta l’uomo contemporaneo che non evita il proprio baratro: vede se stesso precipitare (anche se il se stesso è proiettato nel figlio).
Dedalo nella Valle dei Templi è impietoso anche con noi. Perché ci costringe a guardare i resti ad ammettere che non sono quelle archeologiche le vere rovine. E in cerca di riscatto (o di pace) Dedalo riprende il proprio cammino. Arriva a Pompei, il «desiderio folle di Mitoraj». La sfida delle sfide: l’arte contemporanea contro il mito. Dopo secoli Mitoraj nel 2017 riporta Dedalo in Campania. La Sibilla cumana, Apollo e il suo tempio non sono lontani. Igor, però, non può più accompagnare il genio nel suo viaggio. Gli ha lasciato la mano. Forse per questo Dedalo decide di volgere lo sguardo verso il golfo.
E lì, sulla terrazza del Santuario di Venere, si ferma. Per sempre. Lo sguardo per l’orizzonte. Ma il cuore altrove. A Pietrasanta. Alla Versiliana. Dove viene esposto il suo “gemello”. Il se stesso che ancora è in pellegrinaggio: il secondo Dedalo di tre che Mitoraj ha realizzato, conferma Luca Pizzi dell’Atelier Mitoraj. Il terzo ancora non c’è. Ci potrebbe essere. Se esistesse un posto speciale. Dove arte, cultura, mare, brezza, teatro si incontrano. Un luogo dell’anima. Non facile da individuare. Ma per Igor non c’è nulla di impossibile. —
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