Bombino: chitarra e blues con le radici tuareg
prato. «La musica è essenziale per i Tuareg, è fondamentale come l’acqua o l’aria, non c’è cultura tuareg senza la nostra musica. Il messaggio più importante per me è ricordare la nostra storia, la nostra cultura, ciò che ci rende unici al mondo e lottare per preservare questa identità». Così parla Bombino, artista del popolo tuareg, autore e chitarrista del Niger, emigrato in Algeria e Libia per fuggire alla guerra, giunto nel 2013 alla notorietà grazie alla collaborazione con Dan Auerbach dei Black Keys, inserendosi (e rafforzando) nel filone del cosiddetto Desert Blues. Spesso Goumar Almoctar (così all’anagrafe) suona in Italia e nel suo tour, una delle otto date italiane è a Prato, atteso domani al Centro Pecci.
Per la sua musica Bombino si ispira a grandi chitarristi come Mark Knopfler e ancor più Jimi Hendrix, ma sgombra il campo da una commistione con la sua cultura. «Amo questi musicisti ma non credo che debbano obbligatoriamente connettersi con la cultura tuareg». Quello che invece alimenta la sua musica è il tema del nomadismo, elemento fondamentale nella sua cultura. «Io vengo dalla cultura tuareg – dice Bombino – che ha una tradizione nomade e influenza la nostra mentalità e il nostro stile di vita. Come musicista – prosegue – può essere un valore aggiunto perché essendo sempre in giro per il mondo questa mentalità mi aiuta ad attraversarlo». Il legame con le radici è marcato anche dalla lingua che usa per le sue canzoni: il tamasheq. «Ho sempre cantato in questa lingua – dice – onestamente non posso nemmeno immaginare di cantare in una lingua che non sia la mia – e aggiunge – Penso che il messaggio delle canzoni arrivi lo stesso. Coloro che non capiscono il tamasheq riescono a percepire il sentimento, l’emozione che ci sono dietro le canzoni».
La fama di Bombino in Italia è legata anche a Jovanotti, suo fan, che lo ha voluto nel disco del 2015 e ora lo ha chiamato per due appuntamenti (a Castel Volturno ed Albenga) nel Jova Beach Party. Torrido, da vedere. —
Luca Trambusti
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