Il Tirreno

La battaglia navale ha 2500 anni ed è in mostra a Vetulonia

di Giulia Sili
La battaglia navale ha 2500 anni ed è in mostra a Vetulonia

Lo scontro tra Etruschi, Greci e Cartaginesi nelle acque toscane è il più antico documentabile. Un'esposizione multimediale con numerosi reperti rari.

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La battaglia di Alalìa, avvenuta intorno al 540 a.C. al largo delle acque di Alalìa, nello spazio tirrenico compreso fra la Corsica, l’Elba e il litorale toscano, è l’evento capitale al quale è dedicata la nuova mostra del museo archeologico Isidoro Falchi di Vetulonia, in provincia di Grosseto. La mostra è stata elaborata nel quadro del programma collettivo di ricerca su “Aleria e i suoi territori”, che rappresenta il primo grande progetto di valorizzazione della Corsica. Intitolata “Alalìa, la battaglia che ha cambiato la storia”, la mostra resterà aperta fino al 3 novembre poi si trasferirà nel 2020 ad Aleria per concludersi nel 2021 a Cartagine.

Idealmente centrato sulla battaglia d’Alalìa, le sue cause e le sue conseguenze nei secoli che immediatamente precedono e seguono lo scontro navale, il tema dell’esposizione è quello più generale dei contatti fra le civiltà antiche presenti in questa parte del bacino del Mediterraneo, che hanno determinato la scelta del sottotitolo “Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”. Centocinquanta reperti di straordinario valore scientifico e artistico – richiesti in prestito primariamente al Museo di Aleria, partner dell’esposizione – sono i protagonisti di un racconto che si snoda dietro le quinte di uno scenario che rappresenta il Mediterraneo in epoca arcaica, nel tempo che precede e segue lo scontro navale che secondo lo storico greco Erodoto terminò senza vincitori né vinti, ma che assai concretamente sancì la spartizione delle isole del Tirreno fra le potenze marittime che dominavano le rotte e i traffici commerciali, assegnando la Corsica agli Etruschi, la Sardegna ai Fenici di Cartagine e la Sicilia insieme al Sud Italia ai Greci. Logo dell’esposizione, un pezzo unico: il vaso greco (un dinos) decorato a figure nere, che esibisce la firma di Exekìas, il padre della ceramografia attica, del quale si contano poco più di dieci firme ad oggi conosciute.

Orari: dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 19; apertura serale mercoledì 20,30-23,30. —
 

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