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Il Gene della risata: «Adesso c’è poca voglia di divertirsi, regnano gli odiatori»

Elena Torre
Il Gene della risata: «Adesso c’è poca voglia di divertirsi, regnano gli odiatori»

Gnocchi a Cecina per "Raccontandoci". Calcio, musica, scrittura fra le tante passioni del popolare comico

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Sornione, ironico, talvolta anche sarcastico, comunque brillante, Gene Gnocchi, al secolo Eugenio Ghiozzi da Fidenza, 64 anni, uno dei comici più popolari della nostra tv, è stato ospite di Raccontandoci Festival in corso a Cecina raccontando al pubblico qualcosa in più di sé.

A cominciare dalla sua grande passione per il calcio. «Chi nasce calciatore rimane calciatore fino alla fine dei suoi giorni. Feci anche diversi provini e alla fine mi tesserò il Parma, ho rischiato di esordire in serie A a 54 anni, ma alla fine non fu possibile. Tra l’altro ero stipendiato dal Parma e forse è proprio per questo che fallì, evidentemente pesavo troppo sul bilancio! Il Torino non mi volle, l’allenatore era Zaccheroni e infatti s’è visto che fine ha fatto!».

Comico, calciatore ma anche musicista, scrittore...

«Avere tanti interessi, essere poliedrico fa parte della mia filosofia di vita, sono sempre stato convinto che sia molto meglio fare dieci cose male piuttosto che una bene. Le mie attività derivano da curiosità e la cosa fondamentale è che tutto nasce dalla scrittura e ho l’abitudine di scrivere tutti i giorni. Sia che lo faccia per il Rompipallone, la rubrica della Gazzetta dello Sport, sia che diventi un testo più articolato, un testo teatrale, un semplice monologo, ma tutto nasce dall’osservazione del reale».

Il suo modo di essere comico è sui generis. Che modelli ha?

«Ho dei modelli, guai a non averne, ho amato incondizionatamente Felice Andreasi, i primi Cochi e Renato, Villaggio quando faceva il Professor Otto von Kranz. Ho amato un comico olandese che veniva in Italia, si chiamava Jango Edwards, un comico mimo che è sempre stato per me una stella polare. Mi piace molto Bill Murray, che trovo affine a me per molti versi».

Comicità e realtà sono un binomio inscindibile?

«Il comico deve essere calato nella realtà che vive, la comicità nasce dal vissuto perché devi saper fare dei confronti, stabilire delle relazioni, elaborare delle riflessioni, e poi certo devi avere uno spirito predisposto al divertimento. Anche quando giocavo a calcio negli spogliatoi cercavo sempre di far ridere i miei compagni».

Il sottotitolo del suo libro “Il petauro dello zucchero” è “Dizionario essenziale per non diventare come quello là”. Cioè?

«Quello là è quello che ha il verbo incarnato, quello che ha la verità in tasca. Non ho mai sopportato quel tipo di persone, quelle che sanno tutto loro, che non sopportano tutto quello che è contraddittorio. È chiaro che dietro questo “quello là” c’è un nome preciso che non rivelerò mai neanche sotto tortura, ma sono convinto che tutti nella vita hanno un “quello là”».

Sono più suscettibili alla critica o alla satira, gli sportivi o i politici?

«Sono entrambe categorie di persone suscettibili, con il Rompipallone mi sono fatto qualche nemico perché non tutte le persone che prendi in giro sono disposti ad accettarlo, magari perché sono in un periodo particolare della propria vita e lo sfottò può non essere ben accetto. Il politico è se possibile anche più permaloso, quando facevo “Quelli che il calcio” con Simona Ventura telefonò in diretta Gasparri perché non gradì il filmato che avevamo mandato in onda, e fu una cosa abbastanza pesante. Recentemente ho avuto un problema per una battuta sulla Petacci durante “Di martedì” e ho dovuto spiegare che non era una presa in giro di una defunta, la volgarità è lontana dalla mia comicità. In questo caso c’è stato un polverone ingiustificato. In generale il politico fa finta di farsi piacere la critica, perché crede che l’autoironia possa creare consenso, ma spesso poi si lamenta per vie traverse o ti querela».

Mi sembra che in generale comunque ci sia meno voglia di ridere...

«Sono d’accordo, c’è meno voglia di ridere e in generale si è incattivito il clima, lo si vede anche nei social in cui ogni battuta assume una connotazione grave e scatena gli odiatori da tastiera e i troll». —
 

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