Agli Uffizi quattro opere di Adami, il “dis-giunto”
FIRENZE. Per inquadrare il lavoro di Valerio Adami, bastano le parole di Jacques Derrida: «In lui quel che è disarticolato, dissociato, dislocato, si mantiene, fissato nel momento stesso che viene esposto: il dis-giunto». Valerio Adami, nato a Bologna nel 1935, è un maestro della figurazione. Le sue opere si trovano nei principali musei del mondo, dal Moma di New York al Centre Pompidou di Parigi, come nelle maggiori manifestazioni dell’arte contemporanea, da Documenta Kassel alla Biennale di Venezia.
Ora, quattro suoi disegni, realizzati a matita su carta, vanno ad arricchire la collezione del Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi. Adami ha selezionato quattro fogli che rappresentano una sorta di manifesto del suo lavoro: due pezzi recenti, dal tratto libero e fluido; un autoritratto del 2018 con il suo inseparabile bassotto; un ritratto del 2019 di Oskar Kokoschka, conosciuto in gioventù a Venezia. —
G.R.
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