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mare amore mio

Bagno La Vela: qui anche il cestino del pane è bio. Anzi, è commestibile

Enrico Giovannelli
Bagno La Vela: qui anche il cestino del pane è bio. Anzi, è commestibile

Allo storico stabilimento dei Ganozzi il cliente è sacro. «Per questo curiamo l’ambiente: la pulizia è un imperativo»

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. È uno dei bagni storici di Castiglione della Pescaia, ma il suo glorioso passato non gli impedisce di essere ben ancorato al presente e proiettato nel futuro, con un impegno in prima linea per quel che riguarda la sfida di questi tempi: la tutela dell’ambiente e la lotta alla plastica, impegno che i balneari maremmani stanno anticipando rispetto ai dettami dell’Unione Europea e che Il Tirreno segue da vicino, quest’estate, con il gioco “Mare Amore Mio” (clicca qui per informazioni sul gioco e qui per informazioni sui premi).

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Da 63 anni dici mare, a Castiglione della Pescaia, e pensi a La Vela. La famiglia Ganozzi lo gestisce fin dal 1956, e per chi lo frequenta è come essere nel giardino di casa propria.

Di fronte ai giochini, sul lungomare di via Roma, oggi ad occuparsi di tutto allo stabilimento è Attilio Ganozzi (primi di lui i nonni), insieme alla moglie Manuela Bucci, al figlio Marco e ai fratelli Carlo e Luca. Il loro è un gruppo affiatato, che si è diviso nel tempo i compiti come un orologio svizzero fra spiaggia, dove il bagnino Riccardo Tamantini è sempre di vedetta (insieme ad Attilio i due si occupano anche della gestione delle torrette dei baywatch per conto del consorzio Cormorano, un bell’impegno), il bar e il ristorante, quest’ultimo feudo della moglie Manuela che sforna piatti a base di pesce da leccarsi i baffi.

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I Ganozzi sono stati anche pescatori, e la passione per il mare, la natura è nel loro Dna. Per questo le direttive del plastic free entrate in vigore nel comune castiglionese non hanno preoccupato, ma anzi stimolato ancor di più a usare buone pratiche ambientali.


«Al Vela tutto è ormai pensato in ottica di tutela dell’ambiente – racconta Attilio, sempre indaffarato ad accontentare i propri clienti con la gentilezza che lo contraddistingue –. Usiamo da tempo solo prodotti bio, e per chi vuole mangiare il fastfood per esempio c’è una gustosa curiosità: il cestino del pane è commestibile e, dopo aver consumato una caprese o un’insalata, si può mangiare anche quello. Un modo questo per non avere nulla da buttare e poi stiamo pensando di organizzarci con le borracce ricaricabili, tramite cauzione, ma anche per tutti gli ospiti del bagno ovviamente».

Ganozzi è soprattutto orgoglioso dei risultati della battaglia alla “plastica”, ma anche dei commenti delle persone che si informano e accettano di buon grado le novità in fatto di riciclaggio.

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«Nel bar – continua Attilio – abbiamo installato una macchina che microfiltra l’acqua naturale, e la confeziona anche gassata, in una bottiglia di vetro sigillata. È un servizio che abbatte la produzione di plastica, andando proprio nella direzione che vogliamo raggiungere».

Ma c’è tanto lavoro anche sotto gli ombrelloni: «La spiaggia è comunque il luogo d’incontro delle famiglie e dei clienti storici – aggiunge Ganozzi – e per noi l’ordine, la pulizia e l’accoglienza devono essere un imperativo. Il cliente è sacro e la vacanza, per tutti, un momento di svago e spensieratezza che non deve avere pensieri. E senza la plastica monouso, che produce molta spazzatura e inquinamento, crediamo lo sia ancor di più».


L’ultima nota Attilio Ganozzi la lascia per il futuro: «Aspettiamo il rinnovo delle concessioni (la direttiva europea Bolkestein è motivo di discussione da anni, fra polemiche e rinvii), per prevedere un nuovo sviluppo e anche ristrutturazioni. Servono certezze per programmare con serenità il lavoro: il mare, la spiaggia e l’ambiente sono la nostra vita». —
 

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