La manifestazione
La Playlist del cuore
Da Rocket man a Candle in the wind, una galleria di hits
GIORGIO BILLERI
Millenovecentosettantadue. L’anno della svolta, della folgorazione. Della consacrazione condensato in una, magica parolina: honky. Significa lo stile musicale del ragtime, un ritmo che Elton John, non ancora sir ma ragazzo inglese pieno di incertezze, di dubbi e di maschere, sposa fino a diventarne il paradigma. Honky Chateau è il nome dell’album, nel quale debutta in studio la banda che seguirà Elton per tantissimi anni: Dee Murray, il batteristaNigel Ollson, il chitarrista scozzese Davey Johnstone. Due pezzi di quel disco passeranno alla storia, non solo alla sua.
HONKY CAT (1972)
Musica di Elton, testo di Bernie Taupin. Il piano trascina tutto il pezzo, ritmatissimo, ma spicca anche in Banjo. Una cosa nuovissima per l’epoca.
ROCKET MAN (1972)
Uno dei capolavori assoluti della pop star britannica, sempre contenuto nell’album Honky Chateau. La struggente storia ispirata alle missioni spaziali di quegli anni, il grido di dolore dell’astronauta che lascia la terra e sa che gli mancherà, come la sua famiglia. « E passerà molto tempo prima che l’atterraggio ,mi porti a scoprire che non sono l’uomo che loro pensano io sia a casa». L’uomo razzo, che approda su Marte e pensa ai suoi bambini, fu un successo clamoroso, in cima alle cladssifiche americane, inglesi e italiane. nei concerti, Rocket Man spesso è il pezzo di chiusura, con versioni continuamente adeguate da Elton che ha inserito numerosi virtuosismi pianistici. E Rocket man, non a caso, è il titolo del biopic cinematografico realizzato di recentesul grande artista britannico.
DANIEL (1973)
Il successo planetario porta Elton a incidere un altro 33 giri in pochi mesi, 2Don’t Shoot me, i’m only the piano player». Due le hit che vi sono contenute: Crocodile Rock, trascinante e ballatissimo al tempo, ma soprattutto Daniel, brano ispirato alla guerra del Vietnam. Racconta di un veterano rimasto cieco, che prende un volo per la Spagna per poi tornare a casa. Un brano visto come il racconto di un amore omosessuale (interpretazione sempre smentita) e che per questo non venne subito accettato dai fans di Elton. Poi, nel corso degli anni, è diventato una delle colonne sonore della sua incredibile carriera e della vita di tanti di noi.
CANDLE IN THE WIND (1973)
Fu scritta nel 1973 prendendo come spunto Marilyn Monroe per descrivere l'eventualità della morte prematura all'apice di una carriera artistica, ma il successo maggiore si è avuto con il riadattamento per Lady Diana Spencer, nel 1997, che la trasformò nel singolo più venduto di tutti i tempi.
DONT LET THE SUN (1974)
Il brano fa parte dell’album Caribou ed è, dal punto di vista musicale, forse uno dei più belli di Elton John. Nel 1991 fu riproposto con un indimenticabile duetto con Elton John e George Michael allo stadio di Wembley.
SORRY SEEMS TO BE THE
HARDEST WORDS (1976)
Una ballata della quale Elton ha scritto anche gran parte del testo. Piano, voce ed archi, una malinconia che tocca il cuore. Un’altra pietra miliare della sua carriera.
SONG FOR GUY (1978)
Brano solo strumentale, dove le virtù pianistiche di Elton toccano probabilmente l’apice. Fu dedicata a Guy Birchett, fattorino della sua casa discografica morto in un incidente stradale.
SAD SONG (1984)
Contenuta nell’album Breaking Hearts ed è un pezzo di chiaro stampo pop rock; Elton, oltre a cantare, suona sia le tastiere che il sintetizzatore. —
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