Il Tirreno

I bambini con gli occhi nello smartphone: «Denuncio il loro estraniarsi dal mondo»

Elena Torre
Il bambino con lo smartphone realizzato da Giovanni Da Monreale a Pietrasanta
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Il bambino con lo smartphone realizzato da Giovanni Da Monreale a Pietrasanta

Giovanni Da Monreale, che vive a Pietrasanta, è un artista che non chiede permessi. Le sue opere “appaiono” nelle periferie da riqualificare 

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L’artista non chiede permessi, le sue opere appaiono in aree degradate o disastrate delle città, dove la bellezza è distratta, dove c’è più bisogno di luce ed attenzione. Le sue opere rappresentano bambini e ragazzi completamente assorbiti da tablet o telefonini, hanno visi alienati, espressioni assenti, sono individui scollegati dal resto, risucchiati in un mondo virtuale incuranti di quello che hanno intorno. Si chiamiamo 5, 15, 17 in base all’età che rappresentano, sono maschi, femmine, sono le nostre nuove generazioni che rischiano di straniarsi dal mondo risucchiati in una realtà virtuale pericolosa e violenta.

Sono opere di Giovanni da Monreale scultore che da anni risiede e lavora a Pietrasanta che sta pacificamente invadendo molte città italiane, ma anche estere con le sue statue di gesso, ma da dove nascono? «Nascono dalla voglia di rappresentare la società- racconta Giovanni pieno di entusiasmo- faccio scultura da quando avevo 14 anni e volevo fare qualcosa di nuovo, di innovativo, attuale. La tecnologia oggi ha preso il sopravvento sulle vite di tutti noi, una cosa che deve far riflettere perché se utilizzata bene porta benefici, ma se usata in modo scorretto può creare molti problemi soprattutto ai bambini». 15 che è il titolo dell’opera apparsa in piazza Piave a Viareggio e rappresenta una ragazzina castana di 15 anni china sul proprio dispositivo e la scritta “l'uso eccessivo degli smartphone nuoce alla salute” come altre è stata danneggiata, ma l’esperienza gli ha insegnato a renderla più robusta.

«Le città hanno sempre reagito bene -continua- le opere sono piaciute sia per il significato che per il posizionamento nel contesto urbano, purtroppo alcune soprattutto all’inizio quando usavo materiali più “leggeri” come il vetro resina alcune sono state danneggiate pesantemente, oggi le realizzo in cemento armato ed è più difficile danneggiarle. Però anche nei casi di vandalismi a danno delle sculture mi è piaciuta la reazione delle persone che hanno condannato questi atti e da lì sono nate altre cose».

Le città scelte sono legate per affetto a Giovanni, Pietrasanta è stata la prima poi sono arrivate le altre come Pisa dove nel parco delle Piagge una mattina è apparso 5 che gioca con uno smartphone e un video game. Ma non tutte le statue sono rimaste al proprio posto come il caso di Lucca dove Giovanni ne aveva posizionato due, che è stato chiamato a rimuovere dopo le molte segnalazioni di persone che avvisavano della presenza di bambini lasciati soli in giro di notte. A Lucca nel mese di settembre verrà posizionata nuovamente un’opera in concerto con il Comune. Sì perché la prerogativa del lavoro di questo urban artist è quella di fare istallazioni rigorosamente illegali. «Una vota scelta la città a cui voglio donarle faccio dei sopralluoghi -racconta- e insieme ad alcuni collaboratori le posiziono, lo faccio di mattina e non di notte perché quando la città si risveglia inizia a fare rumore e così passo più inosservato. Insieme alla mia equipe di lavoro e ad un fotografo monto le statue e lascio sempre una targa con i miei riferimenti in modo che possa essere rintracciato qualora ci fossero problemi, ma nessuno si è mai lamentato».

Il suo è un messaggio sociale, con i suoi ragazzi i di gesso vuol calamitare l’attenzione sull’abuso di dispositivi che utilizzati senza controllo e guida possono fare danni indicibili, vuol portare l’arte fuori dai luoghi chiusi come gallerie e musei e renderla fruibile a tutti. Tanti i progetti che porta avanti, tante le città che vengono pian piano colonizzate, Pietrasanta, Viareggio, Lucca, Pisa, Montecatini, Torino, Milano... 
 

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