Gioco
La montagna magica, la guerra a un passo e il nonno anarchico che insegnava tutto
La saggezza del vecchio Tuto nel caos della linea gotica ore nella natura guardando il cielo, tra tedeschi e alleati
Le ore trascorse immersi nella natura, a contemplare le piante per imparare a riconoscerle.
I posti migliori dove ricercare i funghi, le tecniche per pescare nei fiumi di montagna o catturare gli uccelletti, che in tempo di guerra e di penuria di generi alimentari rappresentano un cibo di lusso per una famiglia contadina. Sullo sfondo il passaggio dei nazisti e la resistenza sulla linea Gotica, nell’inverno del 1944-1945, l’avanzata degli Alleati e la circolazione dei principi del socialismo e dell’anarchismo. In primo piano un rapporto speciale, viscerale, unico, quello che lega un bambino, Silvano Mochi, a Tuto, suo nonno, ed entrambi alla terra e alle tradizioni di una Toscana vera e profonda come quella che circonda San Marcello Pistoiese e Cutigliano, nella provincia di Pistoia.
Il racconto d'infanzia di Silvano Mochi, oggi custodito in forma di memoria presso l’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano, è soprattutto questo: il resoconto di vita di un artigiano e operaio toscano, dominato nella fase iniziale della vita dalla figura del nonno dal quale ha imparato ad amare e rispettare il prossimo, la natura e i luoghi. Ma il nonno, anarchico e socialista, gli ha insegnato prima di tutto a sognare e a sperare nel cambiamento dell'uomo, in un’epoca e in un luogo in cui ogni valore sembra aver perso di significato.
«Non smettete mai di essere un sognatore, non si può mollare o tra qualche anno saremo come nel medio evo, i giovani devono capire», la frase del nonno che resta scolpita, per sempre, nella memoria di quel bambino che poi diventerà uomo. Una lezione da capire.
E Silvano capisce. Nella vita, nel corso degli anni, conoscerà i valori della solidarietà e del mutuo soccorso, soprattutto nel suo lavoro in fabbrica.
Nell’immediato assaporerà quelli dell’antifascismo. Durante la seconda guerra mondiale, la montagna pistoiese diventa un punto cruciale, come passante della Gotica, del movimento di Resistenza italiana.
Sui crinali rocciosi e nei boschi agiscono diverse brigate partigiane, fra cui quelle di Manrico Ducceschi e di Silvano Fedi, a capo delle Squadre franche della partigianeria pistoiese.
Il territorio del comune di San Marcello Pistoiese faceva parte del sistema difensivo della Linea Gotica. L'abitato per fortuna non fu coinvolto dai bombardamenti aerei da parte degli alleati, anche per la presenza di un ospedale nel tessuto urbanistico, ma le zone rurali limitrofe e le frazioni non vennero risparmiate dalla furia delle bombe.
Maresca ad esempio, dove aveva sede un comando tedesco, fu colpita pesantemente e in più riprese nel vano tentativo di eliminare la sede di comando di Albert Kesselring, capo delle truppe tedesche in italia. Il paese venne quasi interamente distrutto con 22 morti fra gli abitanti. In quel clima, in un contesto emergenziale in cui i bambini faticano a frequentare le scuole e a svolgere una vita normale, si creano le condizioni straordinarie in cui fiorisce il rapporto tra Silvano e il nonno.
La saggezza contadina e la particolare capacità comunicativa dell’anziano Tuto riempiono le giornate di una nuova quotidianità, vissuta lontano dai banchi e dai maestri ma non per questo meno capace di impartire insegnamenti pratici e valoriali.
«Nonno per me era il meglio anche se non voleva che lo dicessi, tutti i giorni imparavo sempre cose nuove, e spiegate in maniera che a scuola non sapevano. Rimanevano impresse nella mente».
Il Diario
«Parlava di politica, ma a valle cambiava discorso...»
Silvano Mochi ricorda: mi buttò a terra, stavano bombardando. Disse: non si può mollare o torniamo al Medioevo
Quanta felicita c’era fra me e nonno. Lui si sentiva libero di pensare, fare come voleva, senza sentirsi controllato da nessuno. Nonno, se mamma e zia sapessero tutto quello che mi racconti! Stiamo troppo bene assieme e col tuo sistema di insegnare le cose ho appreso più in questi mesi che in due anni di scuola. Mi abbracciò e li cadde dei lacrimoni dagli occhi. Finito di mangiare decidemmo il percorso di ritorno a casa. Io mi sentivo triste a lasciare quelle vedute ma purtroppo l’ora si avvicinava, si dette l'ultimo sguardo al balzo nero e alla sua valle e cominciammo la discesa sulla destra. Scendendo arrivammo in un bosco di faggi, cosa mai vista ai mie occhi. Nonno cominciò a raccontare tutto su quel bosco, ci veniva da ragazzo a cercare i funghi, diceva vedi sotto il terreno come è pieno di foglie? E sotto ancora c’è un terriccio umoso dove i funghi trovano il suo ambiente naturale e quando sono maturi emettono un profumo che dispiace persino a coglierli; a fine agosto se le piogge avranno fatto il corso regolare verremo a coglierli per seccare, coglieremo anche i lamponi dato che a te piace la marmellata con la polenta dolce.
Via via che scendevamo nonno cessava di parlare di politica, quindi si rendeva conto del pericolo; finito il bosco di faggio entrammo in una selva di castagni ma talmente grossi e tutti voti dentro come se ci fosse passato un bue infuriato ma con fogliame verdissimo. Nonno mi spiegò che erano tutte piante ultra centenaria ma che funzionavano ancora egregiamente. Mamma e nonna appena ci videro arrivare ci corsero incontro. Mamma ci dette asciugamani e sapone. Andammo a lavarci, mentre cenavamo da come ero cotto cascavo dal sonno. La mattina mi svegliai senza saper chi mi aveva portato a letto. Alzandomi vidi nonno che era già al lavoro per dare da mangiare ai conigli. Feci colazione e corsi nell’orto, stava levando le erbacce alle patate rincalzandole, li giravo intorno come un canino mi prese e disse caro nipote, non devi crearti in tuo nonno un idolo perché devi sapere vivere con i tuoi amici di scuola. Attaccandoti troppo ai nonni rimarresti solo mentre occorrono molte alternative per vivere da uomini saggi. A queste parole piansi, passai tutto il giorno triste e quei discorsi nella testa. Il giorno dopo forse avevo capito cosa voleva dire con quel discorso, e cominciai ad alternare nonno con il resto del mondo e quante cose imparai ancora. Passo l'estate inizio la scuola e la neve. Mamma mi avvertì: domani mattina io e nonno veniamo assieme, noi andiamo in comune danno la tessera per il supplemento pane per spalare la neve sulla strada. Conviene prenderla, non basta mai, comunque quando tu esci da scuola noi saremo già a casa mi raccomando non scendere con la slitta potresti farti male. Dopo la lezione di aritmetica sonò la campanella della fine della scuola in pochi minuti eravamo tutti pronti per partire con gli slittini. Nonna stava in casa a guardare mia sorella Anna che era piccina, l'inverno sta passando dice nonno ma i tedeschi aumentano tutti i giorni chi va a Lucca chi viene su, è un gran via vai. Nonno a un tratto disse alla mamma se prendo una decina di uccellini la faresti un po' di polenta gialla che ha portato tua suocera? Mamma disse la polenta la faccio volentieri ma gli uccellini non riesco a pulirli. Poi babbo vi devo dire la verità, mi dispiace. Vi ho spiegato mille volte che la logica della vita sia religiosa che di coscienza o socialista in natura è normale mangiare per sopravvivere, la guerra fra uomini non è normale… nonna sentì e risolse il problema: Tuto li pulisco io quando li portate. Vado a preparare l'archetti e a fare le piazzole; con questa neve sono affamati. Nonno stava tirando fuori delle bacchette di legno di vetrice mi spiegò che doveva essere molto elastico con un piccolo foro all'estremità di cima e un crine di cavallo della coda, che era fine e forte fece il cappio con un piccolo uncino messo a bilanciamento quando veniva piegata la bacchetta e bloccata con il cappio all'uncino come il passero si posava sopra per mangiare scattava la bacchetta col cappio e intrappolando il passerotto. Nonno disse bisogna vedere dal nostro osservatorio e correre a levarli perché non patiscono molto. Nonno prese una piccola zappa e vicino al susino e al noce fece delle piazzole levando la neve, io lo aiutai a montare le trappole. Poi dietro la porta della stalla controllavamo che i passerotti andassero a mangiare ma nessun passerotto andò a mangiare. Nonno mi spiego che finche non si rendono conto che nessuno li veda non si moveranno.
Si fece buio. Nonno disse: possiamo andare via, ormai fino a domani mattina non prenderemo niente. Tornato da scuola corsi per sapere come erano andate le cose, e vidi molte penne sul monte del concime, nonno disse tutto bene alle dieci ne avevo già presi una trentina. Rimasi male mi sarebbe piaciuto vedere. Passarono altri mesi. Mentre parlavamo sentimmo un sibilo e un gran colpo, un aereo ci passò sopra la testa e un altro colpo secco che fece tremare perfino gli alberi. Nonno disse buttandomi a terra: bombardano la centrale elettrica o la diga questi sono gli Inglesi o Americani. Mamma corse nell'orto, piangeva. Nonno disse a me sembra che a questo punto conviene sortire, passa troppi tedeschi, aspettiamo qualche giorno poi vedremo al Pian degli Ontani forse ci sarebbe una casa nel piano sopra la chiesa per andare. Quando vado a portare il cuoio voglio sentire quanto vuole e se è disponibile per un paio di mesi almeno che passi tutto questo via vai e gli aerei nemici. Nemici io dico che sono come la manna dal cielo. Babbo, disse mamma, non parlate a voce alta guardate sulla strada quanti militari ci sono e tutti tedeschi diciamo l'ottanta per cento bravi ma il venti potrebbero essere di quella organizzazione che tutti hanno paura. Ma qui siamo nel mio orto, non smettete mai di essere un sognatore, non si può mollare o tra qualche anno saremo come nel medioevo, i giovani devono capire. Mamma rispose: non i bambini come Silvano. Perché tu pensi in queste situazioni di guerra non capisca in quale posizione ci troviamo per colpa di uno che diceva di essere amico del popolo? Nonno allora disse: qui non possiamo parlare da socialisti ma da anarchici, mamma cominciò a piangere, lui da uomo saggio tornò tranquillo e chiese scusa,però finche non si fece buio rimase nel suo orto con la testa appoggiata alla mano e il gomito sul ginocchio zia e mamma mi mandavano a vedere perché avevano paura che si sentisse male, lui mi guardava e sorrideva vai tranquillo o bisogno di riposarmi fra poco vengo a cena. Infatti cosi fece.
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