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l’altra estate 

Camaldoli, la forza del silenzio e del verde: l’eremo e il monastero hanno mille anni

Elena Torre
Camaldoli, la forza del silenzio e del verde: l’eremo e il monastero hanno mille anni

La comunità monastica custodisce le bellissime foreste. Quattrocento volumi nella biblioteca della spezieria

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Lontani dal chiasso, dalle strade affollate, dalla calura c’è un luogo in Toscana dove la pace è di casa. Immerso nella natura rigogliosa del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sorge Camaldoli e con questo nome si è soliti indicare un’ampia area che comprende il monastero e l’eremo costruiti oltre mille anni fa in un contesto naturale di una bellezza che toglie il fiato. Molti sono, anche per questo, i percorsi studiati per il trekking che percorrono in lungo e in largo, ma forse sarebbe meglio dire dal basso in alto queste foreste da sempre generose con la comunità monastica che fin dal suo costituirsi poté contare sulla loro ricchezza. Foreste ultra-centenarie quelle che si innalzano di cui i monaci erano e sono ancora oggi i custodi. Non è raro incontrare religiosi che camminano in silenzio tra gli alberi intenti a controllare le arnie, a raccogliere erbe in perfetta sintonia con il verde che li circonda. A partire dal basso Medioevo si rese necessaria la creazione di una spezieria, dove poter preparare unguenti e medicamenti per soccorrere e curare i molti pellegrini che per lungo tempo trovarono ospitalità nel complesso. La biblioteca della spezieria può contare oltre 400 volumi conservati dal sedicesimo al diciannovesimo secolo, tra cui figurano erbari, libri di anatomia, chirurgia e chimica. Tra questi spicca la prima edizione in lingua italiana dell’opera di Lavoisier del 1798.

I camaldolesi all’interno della tradizione benedettina, si inseriscono proprio come studiosi della natura e ne sono protettori: dallo studio della flora e della fauna iniziò proprio la tradizione che ha reso nota in tutto il mondo la loro antica farmacia tutt’oggi meta di pellegrini, viaggiatori e persone comuni, farmacia che produce medicamenti esportati in moltissimi paesi. Il termine Camaldoli viene fatto risalire al nome di un conte aretino, Maldolo, che, leggenda vuole, abbia donato a San Romualdo monaco benedettino fondatore dell’Ordine Camaldolese, il terreno su cui furono edificati l’eremo prima e il monastero poi. Camaldoli era anche conosciuta con il nome di Fontebuona, per la ricchezza delle acque che sgorgano in questa terra. Eremo e monastero sono lo specchio dei due aspetti principali della vita monastica: da una parte il ritiro, la contemplazione, la solitudine, dall’altra lo scambio, il confronto e la comunione. Nel corso dei secoli sono tanti gli interventi che hanno riguardato sia la chiesa che la foresteria, ma l’atmosfera e il fascino che vi si respirano sono rimasti intatti. Questo luogo sacro è stato, nonostante l’isolamento territoriale, crocevia di incontri culturali, religiosi e intellettuali, scelto come dimora da grandi figure carismatiche e protagonisti della sfera culturale e della spiritualità a partire dall’umanesimo fiorentino. —
 

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