Sicurezza
Quando il Vate scelse la Versilia tra amori, eccessi e ispirazioni
Alla villa della Versiliana, prima con la Duse e poi con la Rudinì, compose una parte dell’Alcyone e si concesse bagni e cavalcate davanti alle amate Apuane
Il Vate e la Toscana, D’Anunzio e la Versilia. Luoghi del cuore, di ritiro, di ispirazione, di donne e di eccessi, come nella natura di questo grande personaggio. Nel 1906, alla villa La Versiliana, arrivò come ospite proprio D’Annunzio, in quel periodo ardente di passione per Eleonora Duse, la più importante attrice europea. Il poeta era in vacanza a Marina di Pisa (dove lei aveva una casetta), ed era stato convinto da amici politici a visitare le cave di marmo delle Apuane e a tenere un’orazione funebre per Percy Shelley, poeta annegato proprio a Viareggio. Qui il Vate si era innamorato della Versilia, della sua atmosfera. Portò la Duse a Lido di Camaiore e più avanti, finita la storia d’amore e iniziatane un’altra con Alessandra de Rudinì, venne ad abitare proprio alla Versiliana.
Secondo alcuni la celeberrima Pioggia nel pineto venne scritta qui, secondo altri a Marina di Pisa. Fatto sta che in Versilia lavorò all’Alcyone, cavalcò nudo in groppa al cavallo lungo la battigia, si sconcesse la visione delle Apuane e, in lontanza, anche delle perle dell’Arcipelago Toscano.
Vacanze, ispirazioni, eccessi: come quei ventinove cani che aveva portato nella villala oltre a una intera scuderia di cavalli. E quando entrava in acqua, racconta la leggenda, si trascinava dietro l’intera muta in «un indiavolato frastuono - lo scrisse Gabriellino D’Annunzio - di risa, di gridi».
D’Annunzio, che a Marina di Pietrasanta curò la sua depressione, ritrovò il sonno ed ideò un nuovo amore, quello con la contessa Giuseppina Mancini, la “Amaranta”, alla quale scrisse, dalla Versiliana, lettere come solo lui sapeva fare. —
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