Il lutto
I figurinai lucchesi in giro per l’Europa con le loro ceste di statuine di gesso
Con Francesco nelle città francesi del primo Ottocento, storie di emigrazione fra povertà, ingegno e avventura
Due storie, legate tra loro dal racconto di un mestiere antico e unico: i “figurinai” di Lucca, gli artigiani produttori e venditori delle figurine di gesso di Cristo, originari della Val di Lima e della media Valle del Serchio, migranti per tradizione, organizzati in “compagnie”, che raggiungono le località più lontane per produrre e vendere le proprie statuine.
A raccontarci di loro sono due “persone qualunque” che hanno scritto a distanza di un secolo l’una dall’altra. Due autori di testimonianze oggi conservate in quella miniera inesauribile di storie che è l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano.
Il primo, Francesco Matelli, nasce a Fibbialla dei Canonici, nel Lucchese, intorno all’anno 1800 e nella vita fa proprio il venditore dei gessi prodotti dai figurinai al confine tra Italia e Francia. Il secondo, Virgilio Martini, nasce in provincia di Firenze esattamente un secolo dopo e di mestiere fa lo scrittore giramondo: in una delle sue peregrinazioni, osserva e descrive la realtà vissuta dalla comunità dei figurinai italiani nella Francia degli anni Venti del Novecento.
La prima scrittura, quella di Matelli, è epistolare: nonostante l’italiano antico e incerto, le sue lettere hanno una energia fortissima che contrasta i pochi mezzi espressivi, e combatte con formule, devozioni domestiche, bisogno di racconto, in un groviglio interessantissimo. Matelli è un “commerciante migrante” ed esercita la sua professione tra la Toscana e le regioni transalpine, dove si reca stagionalmente a vendere i gessi. I suoi racconti offrono uno spaccato interessante della vita che si svolgeva nelle campagne italiane e in quelle francesi nella prima metà dell’Ottocento.
La trascrizione effettuata segue per quanto possibile fedelmente il testo, con interventi redazionali circoscritti al necessario per rendere comprensibile l’italiano dell’autore. Date le circostanze storiche, forse anche l’idea che si tratti di una scrittura poco colta va rivista. Ha scritto a tal proposito un illustre antropologo come Pietro Clemente: «Un emigrante venditore di statuine che sa scrivere è un evento sul quale meditare, non è l’emigrato degli anni ‘50 e ‘60 del Novecento che ha una scrittura sofferta e “graffiata” dopo un secolo di alfabetizzazione di massa, Matelli scrive prima della legge Coppini e dello Stato unitario».
Virgilio Martini ha un profilo completamente diverso. Scrittore non estraneo a circoli intellettuali prestigiosi, apprezzato per alcune sue opere da Luigi Pirandello, è stato uno dei primi autori italiani di romanzi di fantascienza, e di opere umoristiche, messe al bando dal regime fascista.
Nello stralcio del diario privato e inedito proposto in queste pagine, Martini racconta con la sua penna educata il contesto migratorio in tutte le sue sfaccettature, con uno sguardo particolarmente attento alle imprese e alle miserie dei connazionali in cui si imbatte. A partire proprio dai figurinai.
Martini descrive l’opera dei molti artigiani e venditori che, proprio come Matelli, che per secoli hanno alimentato questa arte e il relativo commercio: i “gittatori”, coloro che preparano e colano il gesso negli stampi, i pittori e decoratori, che rifiniscono ed abbelliscono le statue ed infine quelli che vanno a proporle nei mercati e negozi di tutta la Francia.
Generazioni di uomini e ragazzi abituati, per lavoro e sopravvivenza, a vivere per anni lontano da casa. A tornare solo per brevi periodi. E subito ripartire.
Il diario
Siamo a Brianzone con 12 Cristi, tutti venduti a 25 o 30 soldi
Matelli scrive a casa sull’andamento dei suoi affari e sulla ricerca delle piazze migliori per la sua “compagnia”
Ecco alcuni estratti dalle memorie di Francesco Matelli, nato a Fibbialla dei Canonici, Lucca, nel 1800; e di Virgilio Martini, nato a Fiesole nel 1903.
Francesco Matelli
a dì 20 aprile 1829
Carissimo fratello. Vengo con la presente a dirvi la condizione del mio bene stare rivati qui a Nizia (Nizza, ndr) il diciassette del mese corente e il diciotto abiamo trovato il logale e il medesimo giorno abiamo comiciato a lavorare ancora avvendere e son capitati i primi denari per fare la Santa Pasqua, ma credete pure cari fratelli che l’abiamo fatta in felice salute ma Dio sa tutta la grande allegria che ho veduto in questa cità di Nizia.
Niente tenere il rammarico, e il pensiero mi è volato con il mio core verzo la madre nostra e le nostre sorelle e come anche di voaltri fratelli e penzando ancora alla famiglia di Lorenzo. Così passato il giorno della Santa Pasqua, sperando sempre nella providenza del Signore che a noi tutti ci dia bona salute e fortuna acciò che un giorno tutti uniti posiamo fare i nostri interesi che Iddio ce lo concedi riguardo al nostro mestiere.
Qui a Nizia altro che pogo tempo ci resteremo perché il dipartimento è picolo e no sappiamo ancora dove andaremo. Così continuando di panco in panco continuando sempre avanti ma vi farò in teso per parte di qualche mia lettera il tutto del mio camino.
Molto mi ha dato a penzare della vostra ultima lettera mandata a casa che io vi feci pronta risposta così partendo dal paese senza avere alcuna vostra novella e come io vostro fratello con il nostro core e nostra intenzione vi abiamo inviata una felicisima Pasqua e bone feste a tutti voaltri come a vostra gente e a tutti di casa vostra. Vi prego che più presto che sia possibile che voi vi troviate in comodo di scrivere a casa di fare sapere le vostre nove i vostri comprimenti per che vo altri per un pezzo non scrive a casa.
a dÌ 8 settembre
Susa 1830
Carissimo Fratello essendomi capitata questa bella occhasione di qui a Suzza (Susa, ndr) io ed il Cagniacci partendo di Brianzone (Briançon, ndr) con una carica di Cristi per uno e avendo fatto buona vendita arivando qui in questa villa della corente di mattin lo 8 di questo mese con 12 Cristi. Tutti sono stati venduti in un’ora di tempo de il prezzo di 25 e 30 soldi il luno, perché senza che ti annunzi questo tu sai chi sono io per la vendita e sai che io no ti ho montato mai braccia a i Cristi e adesso li monto tutti io e si lavora di tutto.
Io vengo con la prezente a farvi sapere dello nostro bene stare il simile spero che sia di tutti voialtri riguardo a il mestiere no si puole anchora conoscere se va bene o male perché a Brianzone come già vi dissi che ha pocha campagnia e vedi bene che bisogna venire a vendere in Piemonte e pure che ci avessemo fatto la nostra campagnia che voglia ne averebemo di tornacci. Ma come vedete che ciera frusto e rifrusto dunque no la abbiamo pensata male i garzoni hanno preso a fare una campagnia ogni cinque o sei giorni e domenica pare che sia il migliore e ti avviso che di Brianzone che si riborsiamo della spesa fatta e ci sarà il denaro per andare in du altro bancho che sarà di andare a Granopoli (Grenoble, ndr) a trenta sei lege di Brianzzone e trenta di Lione e 15 di Ciamberi (Chambery, ndr) dunque saremo in du bello passaggio.
Prendo la strada che noi vogliamo già però spero di arivare in Brianzone e di trovacci una vostra risposta di una lettera, e prendendo di lì i vostri conzigli come mi posso regolare che sento da nostra madre come voi sapete desidererebbe di vedessi a casa. Per questo restate tranquillo voi e se sia che voi volete e se a dio piace andremo a trovalla più presto che sia possibile che la mia campagnia no sarà longa. So anzioso di sapere la salute di voi di Maria e di Domenico e dei vostri affari e de il vostro mestiere, e molto mi farà piacere in questo, oggi faciamo sapere le nostre nove a casa ma il tempo mi urge di andare a Brianzone, con molta premura vi prego adunque a richopiarmi quella lettera e di inviarne un annunzio delle nostre novità e i miei rispetti e complimenti a Compare e Commare. E questo no mancherete di farlo che siete più vicino che me.
Voi mi annunzaste inella vostra risposta che saria passato in Francia e lì si batteremo inello mestiere vorebbi che vi potessite tutti tre di cuore approfittarvi della nostra dessert di fichi prezziosi che qui in Suzza per 6 soldi ne ho preso un chavagnio (cesto, ndr) ma pazzienza che siamo lontani. Salutatimi i miei compagni ristretti la famiglia di monziù Martino e Fedele e li figurista co sua moglie e casa Monestarolo senza avere lo onore di una conoscenza. Cento applicati saluti a Maria e Domenico e mi farete sapere se è andato come aveva detto e voi desiderandovi tutte le degnie felicità e fortune tanto io che Giuseppe Cagniacci.
Virgilio Martini, Parigi
10 maggio 1926
Un’ora tra i figurinai di Lucca. A Lucca – mi dicono – non esistono figurinai; ma c’è un paese, in provincia, dove tutti sono figurinai: Lucchio.
Salvo rari mesi, a Lucchio non restano che le donne e i vecchi. I giovani e i ragazzi si riuniscono in compagnie di quindici o venti e prendono un treno. Scendono a Parigi, a Londra, in Olanda, in Germania, non importa dove; affittano poche camere, comprano un quintale di gesso e si mettono al lavoro. Uno impasta, l’altro abbozza, il terzo ritocca, il quarto fa i capelli, il quinto dipinge gli occhi. Due punti neri, o chiari, che qualche volta guardano dalla stessa parte. Appena pronte le prime dozzine, le mettono in ceste e i ragazzi vanno a venderle. Non sanno una parola della lingua ma imparano sùbito il nome della moneta e le cifre dei prezzi: trois francs, cing, six.
Il povero figurinaio ha da mangiare e da dormire, più il terzo sulle vendite: 30 o 35 franchi al giorno. Appena s’è stufato, posa la cesta in una bottega e va al cinema. Quando le guardie li acchiappano, perché questa vendita è proibita, s’appiccicano ai bottoni dell’uniforme, con un viso funereo che fa pena: dopo cinque minuti, c’è qualche bravo signore che saluta le guardie e le prega di lasciar andare quei poveretti.
Ogni due anni i figurinai, grandi e piccini, pigliano a pedate le poche statuine rimaste in magazzino, disperdono al vento il gesso avanzato, rimontano in treno e tornano a Lucchio a passar tre o quattro mesi in riposo: sugli usci o in piazza, a fumare e a discorrere. Poi, ancora per il mondo.
[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.37563576:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.37563576:1652435689/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
