Il Tirreno

DAL DIARIO DI GIOVANNA PALAGI 

Marzio, fidanzato clandestino contro il volere di papà

Marzio, fidanzato clandestino contro il volere di papà

«Le feste, i veglioni di Carnevale, l’estate senza pensieri: io volevo fidanzarmi, e così ruppi con la mia famiglia»

5 MINUTI DI LETTURA





Fu così che fra amori accarezzati col pensiero o amori vissuti, amicizie, simpatie, festine in casa alla presenza di mamma e papà, scappatelle, veglioni degli studenti per Carnevale, grembiuli neri lasciati aperti su camicette e gonne strette, corteggiamenti e sdegnosi rifiuti, conobbi Marzio. Fu l'inizio di un innamoramento fulminante. Marzio era un ragazzo che non aveva niente di speciale fisicamente, ma aveva un carattere esuberante, trascinatore, coinvolgente. Intanto aveva cinque anni più di me, 22 mentre io ne avevo poco più che 17; era studente di ingegneria, una esperienza di vita decisamente più vasta di quella dei miei coetanei, che avevo frequentato fino ad allora. Aveva la macchina, che gli dava un tocco in più, qualche soldo in tasca che gli permetteva di essere cavaliere e un mondo pieno di idee e di progetti. Ne restai affascinata: mi ritrovai a pensare a lui in continuazione, a desiderare di vederlo, di uscirci insieme, temevo e volevo la sua attenzione, i suoi sguardi, sentivo nuove e impellenti esigenze, che gli insegnamenti di donna Fanny bloccavano e inibivano. Era primavera, si avvicinava l'estate: c'era il desiderio di sole, di mare e di amore. I miei genitori, che avevo messo al corrente, come al solito, di questo mio rapporto, cominciarono a guardare preoccupati l'intensità dei miei sentimenti e io cominciai a tenere segrete per me tante cose. Tutte le mie storielle prima si erano inserite senza traumi nella mia vita di ragazza di buona famiglia: erano state trasparenti e leggere. Ma ora a me non riusciva più gestire con ordine gli eventi: Sergio aveva cominciato a dirmi di frenare, di buttare acqua sul fuoco, di diradare i nostri incontri. Io dicevo di sì, ma intanto stavo sempre insieme a lui. Ogni scusa era buona per uscire e salire sulla sua auto che mi aspettava dietro l'angolo e via verso il Lido o verso il Forte per stare insieme senza essere visti. Mi piaceva del mio ragazzo l'umorismo, l'ironia e le battute. Però ci impegnavamo anche in discussioni accese di politica: lui, di famiglia conservatrice, ma già con molte perplessità, io socialista. Facevamo scintille. Ci piaceva il cinema, lo sport: per amor suo mi appassionai al tennis e allo sci. Eravamo una coppia affiatata, brillante, sempre piena di idee e proposte. Marzio frequentava regolarmente casa mia ed era ben accolto, almeno apparentemente. Ma la Fanny, grande demolitrice dei miei ragazzi, diceva: "Che ci trovi, non lo so! Non è neanche alto". Sergio stava a vedere, cercando di moderare. Comunque quell'estate i miei genitori me la fecero godere: erano i mitici anni '60 della Versilia. Dopo le giornate assolate, piene di luce e di mare, si accendevano le luci dei ritrovi più famosi: la Capannina di Franceschi, la Bussola di Bernardini, Oliviero e tutti gli altri locali prestigiosi che punteggiavano la costa. Marzio, grazie a suo padre, aveva gli inviti per tutti i locali, i cinema e i vari ritrovi. Certo non tutte le sere e non da sola, ma i miei mi davano il permesso di uscire abbastanza spesso. Andavamo in banda, con altri amici e altre ragazze grandi, tutti motorizzati. Si ascoltava trasognati Chet Baker, Peppino di Capri, la giovane Mina che cantavano alla Bussola. Sergio e Fanny ci raggiungevano a ballare, per loro piacere e anche per controllare: poi io tornavo a casa con loro. Una sera, alla Bussola, grazie all'intervento dei ragazzi della mia compagnia, mi dettero il permesso di rimanere un'altra oretta, fino alle due, mentre loro se ne tornarono a casa prima. A qualcuno venne in mente che potevamo andare sulla spiaggia di Torre del Lago, fra le dune, a vedere l'alba. Non ci pensai nemmeno un momento e, invece di farmi accompagnare a casa, salii in macchina con Marzio. Ci volle molto prima che il sole sorgesse e mentre guardavamo il mare, quello ci prese alle spalle! Ma la cosa più grave fu che quando mi riaccompagnarono a casa, trovammo tutta Via Flavio Gioia in subbuglio, mentre io credevo di potermi infilare alla chetichella nel letto. I miei genitorierano fuori, gli occhi rossi per l'ansia... Tornai a passare i dopocena sulla soglia di casa o mi furono concesse passeggiate sul lungomare, mentre i miei amici più grandi continuavano le loro scorribande notturne. Ma Marzio stava con me e questo mi bastava. Fu alla ripresa della scuola, che i miei genitori intervennero suadenti, ma decisi: bisognava che troncassi col mio ragazzo. C'era la maturità, poi l'Università, insomma tutto un futuro che un fidanzamento precoce rischiava di compromettere. Ragionamenti che non facevano una piega. Dissi: "Va bene, lasciatemi un po' di tempo". Poi, dopo qualche settimana, dichiarai che era finito tutto e mi preparai ad entrare nella clandestinità. Marzio non capiva, non accettava tutti i miei marchingegni, mi aveva scelto, avrebbe voluto anche una cosa ufficiale; però era innamorato e accettò la situazione. Diventai spericolata. All'apparenza tutto si era risistemato come prima: scuola, studio, amici, la Passeggiata, il cinema e le festine. Poi però mi incontravo di nascosto con Marzio. Approfittavo del fatto che il venerdì sera i miei uscivano con gli amici e facevo venire Marzio. La cosa non poteva durare: era arrivato il momento, ci sarebbe stato un confronto fra me e papà, un chiarimento, una scelta. La prima scelta della mia vita: fino ad allora, ero vissuta in armonia con la mia famiglia. Ora mi trovavo per la prima volta in aperto contrasto. Volevo una cosa precisa, volevo una persona, volevo Marzio, anche se questo significava rottura con i miei, dispiacere, contrasto. Sergio mi affrontò in camera mia, mentre studiavo: lui in piedi, io seduta, col cuore in gola, ma con lo sguardo dritto. Niente di personale verso Marzio e la sua famiglia: solo che un fidanzamento in così giovane età, metteva in pericolo il mio futuro. Il futuro di una donna autonoma, indipendente, col suo titolo di studio e il suo lavoro: una donna libera di fare tutte le esperienze che voleva, decisa a non limitarsi in una vita matrimoniale, riduttiva rispetto ai progetti iniziali. Comunque, se anche tutto fosse andato per il meglio, mi sarei sposata dopo un fidanzamento lunghissimo, col rischio o di una fine del rapporto prima della conclusione, o di una assuefazione e noia Le parole di mio padre mi cadevano addosso, lo guardavo fisso e piangevo. Sentivo uno strazio, perché capivo le sue ragioni, perché capivo che tradivo il nostro progetto, perché lo deludevo nelle sue aspettative di una donna diversa dal solito cliché, ma io ero una "io" che aveva in mente di percorrere un'altra strada. Mi alzai dalla sedia e dissi: "Io lo amo". Non ci fu bisogno di altro. Papà rispose: "Se son rose fioriranno». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web