Sicurezza
La libertà della leggerezza nuove strade e mai sazia
In 70 anni di carriera non si è negata nulla
il commento
Osvaldo Guerrieri
L’idea che più di ogni altra si adatta a Valeria Valeri, è l’idea di libertà.
«La Valeri», come la chiamavano, è morta ieri a 97 anni e per quasi tutta la vita aveva recitato: in teatro, alla radio, in tv, anche un po’ di cinema.
Ovunque ha portato il garbo, la leggerezza e la libertà di cui era fatta la sua eterna commedia. Niente sembrava fermarla, il suo pensiero correva sempre avanti.
In 70 anni la Valeri non si è negata nulla. Gli Anni 50 furono la sua palestra. Entrò prima nella compagnia Pagnani-Cervi e poi nel giovanissimo Teatro Stabile di Genova. Interpretava il repertorio contemporaneo e i classici, da Giraudoux e Sauvajon passava a Shakesperare e Cechov. Poi arrivò la svolta. Era il ’59 e fece ditta con gli Attori Associati. Gente giovane che aveva voglia di mettersi in gioco, proprio come lei: Giancarlo Sbragia, Ivo Garrani, Enrico Maria Salerno. Cercavano un repertorio vivo e «necessario». Così nacquero spettacoli come Sacco e Vanzetti.
A ruota arrivò la tv. All’epoca tutti gli attori volevano fare la tv, la vedevano come un ponte capace di trasportarli verso una platea enorme. Desiderosa di novità, la Valeri interpretò Il giornalino di Gian Burrasca della Wertmüller e La famiglia Benvenuti di Giannetti al fianco di Salerno, nel frattempo diventato suo compagno nella vita e da cui avrebbe avuto una figlia: Chiara.
Ma poiché il teatro restava sempre il teatro, eccola tornare allo Stabile di Genova, dove fece coppia artistica prima con il popolarissimo Alberto Lupo poi con Alberto Lionello, al cui fianco interpretò successi clamorosi quali Occupati di Amelia di Feydeau e L’anatra all’arancia di Douglas-Home. A Lionello seguirono Gino Bramieri e poi Paolo Ferrari.
Con quest’ultimo nacquero Fiore di cactus, Vuoti a rendere.
Vitale oltre ogni limite, a 85 anni la Valeri riportò al successo con Ferrari la commedia di Maurizio Costanzo Vuoti a rendere.
Non fu la fine della carriera. Libera e mai sazia, la Valeri tentava sempre nuove strade. In clinica andò a trovarla Milena Vukotich, sua grande amica dai tempi del Gian Burrasca, e con lei fece progetti. Che ci voleva?
Bastava solo uscire da quella stanza. —
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