Sicurezza
L’uomo torna elegante e guarda all’ambiente. Dalle giacche riciclabili ai cappelli fatti di alghe
Al via alla Fortezza da Basso l’edizione numero 96 dedicata alla moda maschile. Le aziende si lanciano sui prodotti ecosostenibili
Bentornata eleganza. Dalla cravatta alla giacca l’uomo riscopre il gusto del ben vestire sebbene rivisitando tessuti, fantasie, linee. E ci aggiunge un ponderato interesse verso l’ecosostenibilità, optando per cotoni bio, tinture naturali, materiali da riciclo.
Pitti Uomo 96, in corso da ieri fino a venerdì alla Fortezza da Basso a Firenze, per l’estate 2020 sposa uno stile rilassato nei volumi e nelle costruzioni, con proporzioni calibrate per giacche mono e doppio petto, tessuti soft in lino, cotone, seta che nelle occasioni più formali ricorrono a gessato, falsi uniti, principe di Galles per abbandonarsi a giacche in maglia e in jersey nella quotidianità.
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E di giorno? Punta su shorts e bermuda abbinati alla giacca, purché a vita alta e con le pinces. Se poi vi si abbinano tessuti tecnologici eco friendly che non hanno bisogno di essere stirati – è il caso degli abiti Santariello - si raggiunge il massimo della nuova eleganza, quella che allo stile associa la funzionalità. Tendenza vista anche nel pantalone ampio – addio taglio slim – con coulisse in vita ed elastico alla caviglia nelle versioni più spinte.
Quello del 2020 è un uomo diversamente elegante, che ai piedi non rinuncia al mocassino, con o senza nappa, indossato senza calzino salvo per le grandi occasioni. E poi cravatta in ogni momento della giornata, sostituita nel tempo libero da un piccolo foulard annodato al collo. «L’eleganza non è indossare qualcosa di classico ma qualcosa che esprima personalità senza eccedere» sostiene Annalisa Calabrese, titolare dell’azienda partenopea di cravatte fondata nel 1924 dal bisnonno Eugenio. Novanta cravatte al giorno in tessuti pregiati cucite a mano da sette sarte. Non è un caso se i marchi che a Pitti fanno strada in fatto di eleganza, sono partenopei. «Perché nell’Ottocento Napoli e Parigi erano le capitali europee che dettavano le linee della moda» spiega Andrea Raffaelli, esperto di tendenze. Qui dove l’eleganza è un culto, ancora esistono oltre duecento sartorie. Principi ribaditi dai pantaloni proposti da Entre Amis, marchio creato sette stagioni fa dai fratelli Antonio ed Angelo Casillo, sulla base del sartoriale napoletano in cui si curano i minimi particolari: dalla cinta interna a nove pieghe, al cavallotto e la fodera.
Alla moda dei Gagà, i vecchi nobili che per distinguersi dai nuovi ricchi accorciavano leggermente il pantalone in modo che la scarpa denunciasse la vera sostanza economica. E proprio Gagà si chiama la loro linea classica per i cui tessuti si sprecano in ricerca. Scelte che pagano: 8 milioni di fatturato nel 2018, il 75% del quale dal Belpaese, con il Giappone al galoppo che acquista il 20% di questi piccoli scampoli di stile offerti al cultore anche in una linea più comoda con coulisse in vita che da luglio sarà negli store londinesi di Harrods.
A strizzare un occhio alle nuove generazioni ci pensa Gazzarrini, azienda nata in Toscana negli anni Novanta, poi migrata in Campania. Qui lo smoking rinuncia a parte della fodera e si fa più morbido, i pantaloni in lana con piega d’ordinanza acquistano il bustino in elastico, la maglia dai bottoni in osso viene disegnata come fosse una giacca, lo spolverino in cotone si sdrammatizza nei bottoni a pressione e le bermuda conservano la cinta sartoriale, il bustino a doppia pince, i regoli sui fianchi. Perché il classico è sì l’emblema del bel vestire, con l’esigenza però di essere trasferito alle nuove generazioni. E nel rispetto di chi verrà e del mondo da consegnare loro, sempre più aziende pongono attenzione ad un impatto ambientale vicino allo zero. È il caso dei capispalla Save The Duck che sposa il concetto di economia circolare in giacche 100% riciclabili derivate dal riutilizzo di reti da pesca in disuso e bottiglie di plastica destinate al macero. Vicina ad una sensibilità animal friendly che la distingue già dall’assenza di imbottiture da piuma d’oca, l’azienda fondata nel 1914 dal toscano Foresto Biagi (sede a Milano) sposa la causa di Sea Shepherd e a Pitti presenta quattro capi con il logo dell’organizzazione attiva per la tutela degli oceani. Mentre la fiorentina Shaft propone un jeans in denim organico trattato senza chimica, ideale per chi soffre di allergie. E negli accessori? Arriva la nuova collezione di cappelli Doria (azienda salentina in auge dal 1905) costruita attorno alle paglie naturali raccolte in un ideale viaggio catartico partito da Otranto toccando i paesi dove prospera la materia prima: dall’alga che cresce nei fondali del Mediterraneo a quella ai bordi del lago Baku, dalle foglie di palma cinese al Giappone, dal Panama ecuadoregno alla rafia del Madagascar. —
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