Il castello longobardo di Montignoso: un tuffo nella storia
La Fortezza Aghinolfi del VIII secolo, ora restaurata e resa visibitabile, è un'attrazione della zona
Quando deciderete di andare a Montignoso a visitare il castello Aghinolfi non chiedete la strada per il castello ma quella per la Fortezza, perché è così che i montignosini chiamano l’imponente rocca che domina la vallata del paese e la costa che dista solo pochi chilometri. Su una collina verdissima, lungo la strada panoramica che da Montignoso conduce a Strettoia, si erge orge il complesso fortificato che ebbe grande valenza strategica nel medioevo e che per questo fu conteso con grandi lotte dalle comunità di Lucca e Pisa, dalla signoria dei vescovi di Luni, dai Malaspina e dai Marchesi di Massa.
Andare a visitare il castello Aghinolfi significa fare un viaggio a ritroso nella storia, arrivando addirittura al 753, data della pergamena che per prima attesta l’esistenza della rocca, quando cita un oliveto situato nei pressi del “castellum Aginulfi”. Studi approfonditi hanno dimostrato che quel documento sarebbe però un falso creato ad arte nell’XI secolo, probabilmente per dimostrare le antiche origini delle proprietà dell’abbazia di Nonantola. Ma quel falso medievale poggiava su una verità storica: il castello Aghinolfi è citato in un documento imperiale emanato nel 758 dal re longobardo Desiderio e in uno del 764 relativo alla vendita di un terreno nella zona. Il castello di Montignoso, insomma, ha origini longobarde, appartenne ad esponenti di quella popolazione di origine germanica che dominò a lungo alcuni territori delle attuali provincie di Massa Carrara e Lucca.
La sua posizione su uno sperone di roccia che permetteva di controllare allo stesso tempo eventuali invasioni provenienti dal mare, ma anche dal nord e da sud, ne ha fatto per secoli una struttura strategica di grande importanza militare. Nel corso della visita (ora è aperto il sabato e la domenica dalle 15 alle 19, a luglio e agosto dal giovedì alla domenica e festivi dalle 17 alle 20) si coglie tutta la valenza storica del castello grazie anche a un’installazione multimediale che spiega le fasi evolutive della struttura mediante ricostruzioni virtuali animate al computer.
La rocca già dalla fine del XVI secolo, quando ospitava anche un grande mulino a vento, fu oggetto di incuria che portò a secoli di decadenza con sottrazioni di materiali dai suoi edifici. E non giovò il fatto che le truppe naziste durante la Seconda guerra mondiale occuparono la struttura facendone un avamposto della Linea Gotica, scatenando la reazione degli Alleati che la bombardarono. Grazie a un’attenta opera di restauro ora ai visitatori è offerta la possibilità di scoprire l’imponente mastio ottagonale, al cui interno sono esposti in vetrine i reperti archeologici rinvenuti sul luogo, lo speciale pavimento in vetro che mette in evidenza la sottostante stratigrafia delle antiche pavimentazioni, le mura antiche e i camminamenti sotterranei. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
