Il lutto
La Grosseto sotterranea: inaugurazione del museo con tremila pezzi antichi
In mostra i reperti emersi con gli scavi nel nuovo museo della città
Un tesoro in fondo al pozzo, come nei sogni di chi ama l’archeologia. Nel marzo del 2010, durante le indagini preliminari per il restauro delle sacrestie della cattedrale di Grosseto, fu scoperto un ipogeo, quattro metri sotto l’attuale pavimento del coro.
Una prima campagna di scavi, svolta all’interno di questo vano, portò al recupero di materiali del XVIII e XIX secolo. Un anno dopo, l’apertura di un altro piccolo passaggio tamponato svelò una struttura circolare in mattoni, riempita da fango e materiale di diverso tipo: un pozzo di butto, ossia un’antica discarica medievale. Seguirono ulteriori indagini archeologiche che permisero il recupero di migliaia di frammenti di ceramica del XIV-XV secolo, oltre a resti di pasti, piccoli preziosi, manufatti in osso, in metallo e in vetro.
Adesso tutti i reperti, anche i meno nobili, fanno parte della mostra-evento 2019/2020, che verrà inaugurata domani al Museo archeologico e d’arte della Maremma. Una esposizione-narrazione dei reperti archeologici, faunistici e botanici rinvenuti. Si chiama “Oltre il Duomo” e ha l’obiettivo di far conoscere ai turisti (e agli indigeni) la Grosseto sotterranea e non solo. Come? Assemblando questi “frammenti” archeologici, pezzi di città sconosciuti, collegamenti con la periferia, elementi utili a ricomporre e ricostituire l’identità del territorio.
La organizza il Comune di Grosseto ed è il risultato di un progetto di lungo periodo, portato avanti insieme alla Diocesi e alla Soprintendenza.
Tutto, ovviamente, ruota intorno al pozzo di butto presente nei sotterranei della cattedrale, in piazza Dante, cuore della città, di cui si ignorava l’esistenza fino a dieci anni fa. Da qui gli archeologi hanno ricavato preziose informazioni sullo stile di vita e la quotidianità della Grosseto del XV secolo.
Per gli appassionati di storia la mostra (che si concluderà a febbraio del 2020) è l’occasione per “toccare” ciò che è stato recuperato e restaurato, oltre tremila “pezzi” tra cui un uovo ancora intatto, acini d’uva e altri avanzi di cibo e ceramiche. «L’obiettivo – spiega l’architetto Barbara Fiorini, curatrice della mostra - non è soltanto quello di dare risalto all’unicità del recupero, al suo eccezionale valore storico.
Vogliamo arricchire, in una prospettiva innovativa, inedita, i tratti della civitas grossetana. Proprio per questa ragione la mostra esce dal museo e si sviluppa in un percorso che mette in rete diversi luoghi della città e del comprensorio circostante».
Il palazzo dove sono stati raccolti tutti i materiali recuperati e restaurati è, dicevamo, il Museo archeologico e d’arte della Maremma, contenitore perfetto per l’esposizione. Ma non finisce qui. Nei prossimi otto mesi, a cadenza settimanale, verranno organizzate uscite, visite ed escursioni, fuori e dentro le mura medicee, per esempio lungo la via dei pozzi e delle cisterne, al Museo di storia naturale, al MuseoLab e al Giardino dell'archeologia. Si andrà a Roselle e ad Alberese.
Il perché lo spiega proprio l’architetto Barbara Fiorini: «L’identità di una comunità si crea attraverso la consapevolezza delle proprie origini e del proprio contesto.Per questa ragione si è deciso di realizzare un percorso integrato, sulle orme dei pellegrini medievali, condiviso con il sito di Roselle».
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