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Quando i Monti Pisani erano il paradiso dei dinosauri
Circa 230 milioni di anni fa abitavano le prime terre emerse dal mare della futura penisola italiana: le conferme da molti ritrovamenti fossili
I Monti Pisani sono il Jurassic World, o meglio – trattandosi di un’era ancora più antica – il Triassic World del Vecchio Continente. Le ultime ricerche confermano l’ipotesi che proprio in questo lembo della futura Toscana, circa 230 milioni di anni fa affiorarono le prime isole, pezzetti di terre emerse dal mare che poi avrebbero formato lo Stivale italico. E qui zampettavano dinosauri “nani” come testimonia l’orma più antica trovata in Italia, proprio sui Monti Pisani che erano al tempo dei canyon stratificati in cui il mare cercava di insinuarsi.
Una recente sintesi sullo stato delle conoscenze sulla presenza dei dinosauri in Italia, presentata dal paleontologo milanese Cristiano Dal Sasso, ha svelato che la penisola italiana come la conosciamo oggi, era nel Triassico un insieme di isolette simili a quelle tropicali. Lo studio conferma che in Italia passeggiavano i dinosauri. Ma cosa ci azzeccano dunque i Monti Pisani, la zona di Caprona, di Agnano e della Verruca con le scorribande dei dinosauri? Già intorno al 1940, il paleontologo tedesco Friedrich von Huene, il più grande studioso di dinosauri del XX secolo, fece per la prima volta in Italia un importante studio sulle tracce fossili dei Monti Pisani che includeva un’incredibile scoperta, e cioè il rinvenimento dell’orma fossile di un dinosauro chiamato poi Grallator Toscanus. «Quell’orma risale proprio a 237-227 milioni di anni fa, un periodo che i geologi chiamano Triassico, ed è ancora oggi la più antica dal punto di vista geologico e ribaltò quanto si sapeva fino ad allora, e cioè che l’Italia non era terra di dinosauri». A spiegarlo è il ricercatore di Paleontologia al Dipartimento di Scienze della Terra all’Università di Pisa, Alberto Collareta, mentre sta per partire verso il deserto di Ica nel sud del Perù, dove si trova un enorme giacimento di cetacei fossili.

Oggi possiamo quindi affermare che i dinosauri hanno passeggiato anche sui Monti Pisani. Dopo quel primo ritrovamento, i ricercatori dell’ateneo hanno trovato altre due impronte di dinosauri. «Intendiamoci – spiega Collareta – non dobbiamo immaginarci dinosauri colossali. Quelli pisani erano simili come taglia a dei grossi tacchini». L’orma studiata da von Huene, ad esempio, è attribuita ad un piccolo dinosauro bipede, carnivoro, lungo forse un metro e mezzo e pesante pochi chili. «La scoperta delle orme – continua Collareta – è importantissima perché testimonia una delle prime fasi di dispersione dei dinosauri stessi, quando erano animali ancora molto rari sulla Terra». Le impronte sui Monti Pisani sono altresì molto interessanti perché dimostrano la coesistenza dei primi dinosauri con rettili dall’aspetto più primitivo, lontanamente imparentati con le lucertole e i coccodrilli di oggi. Anche di questi antenati dei coccodrilli ci sono tracce fossili nel Pisano. Le impronte sono state lasciate in presenza di sottili e regolari alternanze di depositi argillosi che si formano in corrispondenza di aree piatte inondate da un velo d’acqua in parte salmastra e periodicamente disseccate.
Chi è affascinato dal mondo dei dinosauri, può far riferimento al Museo di storia naturale di Calci, dove sono visibili le immagini di alcune delle orme rinvenute sui Monti Pisani, e dove sono allestite tre grandi sale che ripercorrono la loro storia, dalle lussureggianti foreste del Carbonifero, intorno a 300 milioni di anni fa, fino agli albori della nostra epoca. La collezione paleontologica conta circa 200.000 reperti raccolti in oltre quattrocento anni e, per la maggior parte, provenienti da località italiane.

I ricercatori dell’ateneo e del Museo di Calci lanciano però un appello: «Gli affioramenti di resti fossili sono minacciati da frequenti scavi effettuati da raccoglitori dilettanti che usano anche esplosivi. Tenuto conto dell’importanza del giacimento e della minaccia agli scavi, si ritiene necessaria la sua protezione e valorizzazione». —
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