Il dolore
Alabarde, corazze, documenti I “lanzi” diventano una mostra
Apre oggi l’esposizione dedicata alla guardia armata di casa Medici. Schmidt: «Tanto materiale inedito uscito dagli antichi archivi»
GABRIELE RIZZA
In occasione del cinquecentenario della nascita di Cosimo de' Medici nel 1519, primo Granduca di Firenze, l'esercito dei Lanzi invade gli Uffizi. La mostra che si apre oggi col titolo “Cento lanzi per il principe”, inaugura un trittico celebrativo che nei prossimi giorni sfoggia, nelle sale di Palazzo Pitti, gli altri due capitoli: “Una biografia tessuta. Gli arazzi seicenteschi” e “La prima statua per Boboli. Il Villano restaurato”. I lanzi erano la guardia tedesca dei Medici, gli alabardieri in livrea. Il percorso espositivo non è casuale. Dalle finestre delle sale si può infatti ammirare la Loggia dell’Orcagna su piazza della Signoria, nota appunto come Loggia dei Lanzi, per essere stata la facciata del loro quartier generale. L'arrivo dei “lanzichenecchi” nel 1541 è una delle manifestazioni della fedeltà di Cosimo all’imperatore Carlo V d’Asburgo: prima di diventare duca di Firenze infatti, Cosimo aveva più volte potuto vedere in azione la “Guardia dei cien Alemanes”, ovvero i “cento tedeschi” che seguivano l’imperatore in tutte le sue missioni e trasferimenti. Per quasi duecento anni, fino al 1738, i Lanzi hanno svolto una funzione cruciale nell’ambito della corte medicea. Il loro compito principale era difendere il sovrano e i suoi familiari. Per questo motivo, nelle raffigurazioni degli eventi legati al sovrano, i suoi soldati appaiono facilmente individuabili, grazie ai loro costumi e alla loro arma iconica, l’alabarda. Divisa in quattro sezioni, attraverso un centinaio di pezzi, dipinti, incisioni, ritratti, abiti, libri, documenti, oggetti, armi e armature (fra cui spiccano quella dello stesso Cosimo I e quella finemente lavorata appartenuta al capitano Fernberger con impresso lo stemma mediceo, proveniente dal Künsthistorisches Museum di Vienna), la mostra percorre la storia e l'evoluzione di questa milizia sotto vari aspetti (sociale, culturale, militare) senza tralasciare l’impatto che essa ebbe sulla vita cittadina. «Gli studi archivistici del Medici Archive Project sugli alabardieri tedeschi a Firenze – commenta il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - hanno fatto emergere una messe di informazioni inedite, portando alla luce opere d’arte dimenticate o sconosciute, così da fornire una nuova lettura per innumerevoli documenti figurativi del periodo, legati alla storia di Firenze al tempo dei lanzichenecchi». Si snoda quindi un racconto a tutto campo, che coinvolge sia il popolo che i personaggi della corte, nessuno escluso, dai nani, giullari e buffoni, alla duchessa Eleonora da Toledo. Le guardie furono un "brand" del potere principesco, capaci, con la sola comparsa, di trasformare un qualsiasi spazio e situazione in una “scena di corte”. —
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