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Ampolle, erbe e la cassaforte dei veleni. Figline, benvenuti nell’antica spezieria

Jeanne Perego
Ampolle, erbe e la cassaforte dei veleni. Figline, benvenuti nell’antica spezieria

Lo Spedale della Ss Annunziata destinato all'accoglienza dei poveri fu fondato nel 1399 da Ser Ristoro

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Anche in Valdarno l’arte degli speziali ha scritto una pagina di storia. La si ritrova nell’antica spezieria dell’Ospedale Serristori di Figline Valdarno che può essere visitata gratuitamente ma su prenotazione (tel.055 9125247).

Lo Spedale della Santissima Annunziata, destinato all’accoglienza dei poveri e degli ammalati, fu fondato nel centro di Figline nel 1399 da Ser Ristoro di Jacopo Serristori, illustre rappresentante di una famiglia di notai arrivato a ricoprire importanti incarichi pubblici per la Repubblica fiorentina, che, approssimandosi alla fine della propria esistenza terrena, sentì la necessità di destinare parte delle sue ricchezze a finalità filantropiche a beneficio di chi era stato meno fortunato di lui.

Nato come ricovero per pellegrini e solo successivamente trasformato in vero e proprio nosocomio, lo Spedale Serristori crebbe fino al 1890 quando venne trasferito nell’attuale Villa di San Cerbone, poco distante dal centro storico di Figline. L’esistenza della “spezieria” dello “Spedale della Nunziata” è attestata per la prima volta in un documento del 1523. L’antica spezieria, situata al pian terreno dell’ospedale, è un ambiente suggestivo che conserva ancora parte degli arredi cinquecenteschi (scaffali e cassettiere) accanto a quelli aggiunti nei secoli successivi fino al trasferimento della sede.

Ad accogliere i visitatori è una sala con soffitto a cassettoni e pareti rosso scuro su cui si stagliano ampolle e vasi di maiolica che raccontano storie dell’attività che qui veniva svolta e che conservano residui dei materiali e composti medicinali utilizzati. La grande cassettiera situata sul lato destro entrando nella stanza era usata per contenere le erbe e sostanze medicinali che poi andavano a far parte dei composti terapeutici. All’interno della cassettiera c’è una cassaforte nascosta dove venivano conservati i veleni. I vasi in maiolica, databili soprattutto tra il XVI e il XVII secolo sono pezzi rari, di pregevole manifattura, realizzati da ceramisti di Montelupo, di Figline, dell’Impruneta e di Deruta, come risulta dai più antichi inventari.

L’utilizzo della maiolica per i vasi delle spezierie toscane era motivato – come raccomandava già il “Ricettario fiorentino” del 1498 – dal fatto che il rivestimento in smalto invetriato all’interno rendeva le pareti impermeabili e proteggeva il contenuto dalla luce, mantenendone inalterate le qualità. Le ampolle e i vasi in vetro che ancora si possono ammirare sono di produzione locale (li facevano i famosi “bicchierai”) oppure, quelli più preziosi, venivano importati da Venezia. —
 

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